Archive for novembre 2006

Dispensa sulle interrogative non polari, sui clitici, su ausiliare e participio

28 novembre 2006

Aggiungo ai materiali per la didattica una dispensa provvisoria sulla rappresentazione di frasi interrogative e di frasi con complementi realizzati da pronomi clitici

Introduzione a Principi e Parametri – seconda parte (versione provvisoria)

Introduzione a Principi e Parametri – parte terza (provvisorio)

Per gli alberi ho usato l’ottimo PHPSYNTAXTREE:

http://ironcreek.net/phpsyntaxtree/

Ho generato i diagrammi inserendo queste frasi in parentesi etichettate:

cosa i ragazzi mangiavano
[SC [cosa_k] [C'[C] [SACR [SN i ragazzi_i] [ACR’ [ACR mangiavano_w+j] [ST [SPEC O] [T’ [T t_w+j] [SV [SN t_i] [V’ [V t_w] [SN t_k]]]]]]]]]
cosa mangiavano i ragazzi
[SC [cosa_k] [C'[C mangiavano_w+j] [SACR [SN i ragazzi_i] [ACR’ [ACR t_w+j] [ST [SPEC O] [T’ [T t_w+j] [SV [SN t_i] [V’ [V t_w] [SN t_k]]]]]]]]]
chi mangiava le mele?
[SC [chi_k] [C'[C mangiava_w+j] [SACR [SN t_k] [ACR’ [ACR t_w+j] [ST [SPEC O] [T’ [T t_w+j] [SV [SN t_k] [V’ [V t_w] [SN le mele?]]]]]]]]]
*i ragazzi mangiavano cosa
[SC [] [C'[C ] [SACR [SN i ragazzi_k] [ACR’ [ACR mangiavano_w+j] [ST [SPEC O] [T’ [T t_w+j] [SV [SN t_k] [V’ [V t_w] [SN cosa]]]]]]]]]
i ragazzi mangiavano le
[SACR [SN i ragazzi_k] [ACR’ [ACR mangiavano_w+j] [ST [SPEC O] [T’ [T t_w+j] [SV [SN t_k] [V’ [V t_w] [SN le]]]]]]]

[SACR [SN i ragazzi_k] [ACR’ [ACR hanno_w+j] [ST [SPEC  O] [T’ [T t_w+j] [SAUX [][AUX’ [AUX t_w] [SPART [SPEC ] [PART’ [PART -to] [SV [SN t_k] [V’ [V mangia-] [SN le mele_femm.sing.]]]]]]]]]]]

Il forum di Linguistica dell’Università di Napoli

23 novembre 2006

Si tratta di un forum universitario, frequentato per lo più (mi è parso) da studenti e nel quale si trovano thread dedicati ad argomenti di grammatica generativa. Mi sono iscritto e sono entrato nella discussione:

http://www.forumcommunity.net/?t=1163092&view=getlastpost#lastpost 

Peccato, però, che la discussione fosse esaurita da più di un anno (me lo ha segnalato un amico). Non me n’ero accorto.

Segnalo altri forum di linguistica (molto frequentati, ma con rarissimi post sulla linguistica generativa) nella gerarchia it: it.cultura.linguistica, it.cultura.linguistica.italiano, it.cultura.classica.

XXXIII Incontro di Grammatica Generativa (IGG 33)

21 novembre 2006

Il XXXIII Incontro di Grammatica Generativa avrà luogo il prossimo marzo a Bologna.

Per informazioni: http://www2.lingue.unibo.it/igg

In giro

6 novembre 2006

giu

Chi ha paura della scuola?

5 novembre 2006

INCHIESTA Temono soprattutto il passaggio alle medie. Hanno il dubbio di non saper studiare. E l’idea di diventare autonomi, invece di attrarli, li spaventa. Genitori e insegnanti? Spesso li caricano di troppe aspettative. Alle quali i piccoli studenti rispondono così

di Ambra Radaelli

Tratto da «La Repubblica delle donne», 14 gennaio 2006, pp. 58-64

C’era una volta la scuola dell’obbligo. Magari noiosa, ripetitiva, severa. Ma (quasi) per tutti si trattava di un percorso agevole. Le cose cambiano: oggi soprattutto il passaggio alle scuole medie è vissuto da molti alunni con ansia. Nei casi peggiori, e per fortuna rari, i bambini (ma soprattutto gli adolescenti) sviluppano una vera e propria fobia scolare, che però, in realtà, con lo studio ha poco a che fare (vedi box). A volte, senza arrivare alla patologia, manifestano un rifiuto forte, doloroso. Spesso, semplicemente, non entrano in classe volentieri; ma anche la mancanza di entusiasmo compromette la qualità della vita. Questo a sentire le madri, che si confrontano tra loro in ufficio o davanti alle scuole aspettando i figli, a loro dire sempre più riottosi. La scuola è cambiata, da quando ci andavano loro: adesso le elementari hanno il tempo pieno, mentre dalle medie si esce all’ora di pranzo (a volte è previsto un rientro, qualche pomeriggio la settimana), e imparare tutt’a un tratto a gestirsi mezza giornata e a studiare da soli non è sempre facile. D’altra parte, però, ora anche alle elementari c’è più di un insegnante; quindi non c’è più il passaggio, anche qui talvolta complicato, dalla maestra-chioccia che sapeva tutto di te alla moltitudine docente che ancora a dicembre ha difficoltà a ricordarsi il tuo nome. Ma allora, come mai questa percezione ansiosa, problematica? Lasciamo da parte le situazioni di competenza dello psichiatra, e anche quelle disagiate per ragioni culturali o economiche. Parliamo di figli di famiglie italiane, senza problemi colossali. “Non mi pare che il disagio dei ragazzi verso la scuola sia aumentato”, osserva Francesca Lavizzari, preside dal 1978, ora alla elementare e media Cavalieri di Milano. “Anche se ci può essere, soprattutto in prima media, perché è tutto nuovo, il numero dei docenti aumenta, la scansione delle discipline è più rigida, c’è una diversa gestione della cartella, del diario… È la normale conquista delle piccole autonomie, in cui vanno rispettati i tempi, diversi, di ogni bambino”. Per il resto, molto dipende dalla scuola: “Da quanto pone l’accento sulla competizione. Da come accoglie lo straniero o l’handicappato. Se prevede un momento di ascolto”. Uno strumento per far sentire meglio i ragazzi esiste. “Come per le superiori, anche per le medie – ma, di fatto, non si redige in tutte – c’è lo Statuto degli studenti: all’inizio dell’anno stabiliamo le regole assieme ai bambini, che si sentono riconosciuti come persone e le rispettano più facilmente”. Lavizzari non nega di essersi trovata alle prese con qualche caso spinoso, in tanti anni di lavoro. Ma nessuno è rimasto senza soluzione. “Lo psicopedagogista che lavora con me fa uno screening di tutti gli iscritti e, se vede un problema, si mette in contatto con la famiglia o, se c’è, con il professionista che già segue il ragazzo”. In casi meno gravi, il rifiuto della scuola è spesso generato dai genitori, che possono essere problematici in vari modi: “Anche qui, ci sono quelli particolarmente competitivi, quelli che non sanno creare momenti di ascolto se non come interrogatorio (“Che cosa avete fatto a scuola oggi? Che domande ti ha fatto l’insegnante? Come hai risposto? Che voto hai preso?”), quelli che si colpevolizzano perché passano molto tempo al lavoro e poco a casa, quelli che tengono i figli sotto una tutela eccessiva. Allora il “no” alla scuola del bambino è un modo per mettere in atto un ricatto, o per attirare l’attenzione. Una volta, un mio alunno ha lucidamente detto che, così facendo, voleva punire madre e padre”. Oltre alla famiglia, che ruolo hanno il bullismo o l’emarginazione di cui si può essere vittime? (more…)