Troppa letteratura? (Promuovere il pensiero scientifico)

Pubblico un mio vecchio post, inserito nel 2003 all’interno del forum di INDIRE, che oggi non è più accessibile (perlomeno, non sembrano essere più accessibili i vecchi post).

Si tratta di un messaggio provocatorio. Contiene, infatti, affermazioni poco diffuse sulla letteratura e che, oggi, sembrano anche a me un po’ estreme (estremiste?). Però, credo di condividere ancora il succo del discorso. So che molti saranno in disaccordo: i commenti sono tutti graditissimi.

Non ho l’intera discussione, purtroppo, ma solo il messaggio a cui io rispondevo. Eccolo (di seguito, il mio intervento):

Inserito in origine da 001258 TAMBORRINO, ELENA

Caro Michele,

[…]

La filologia? Ho una formazione universitaria di tipo
filologico-linguistico (e non sono poi così d’accordo che la vera vita sia la
letteratura), in effetti trovo più interessati i miei ragazzi ai racconti
intorno alla tradizione di un testo, alle sue modalità di diffusione, agli
impasti linguistici che emergono da diverse mani di copisti, alle varianti
d’autore, agli apparati critici piuttosto che alla poetica degli autori che
devono studiare.

Sono molto contento di sapere che l’approccio filologico ha
successo tra i ragazzi. Vorrei dire, per converso, (ma è troppo cattivo) anche
che mi fa piacere apprendere di qualche fallimento della didattica
tradizionale, solo o prevalentemente contenutista, dell’italiano.

Anch’io mi trovo in disaccordo con la visione
romantico-idealista della letteratura. Anzi, dirò di più: credo che la
(storia/critica della) letteratura abbia un ruolo troppo preminente nel
curricolo di italiano alle scuole superiori rispetto alla pratica della
scrittura, alla riflessione sulla lingua e all’ecdotica.

La scelta di dedicare il triennio del Liceo essenzialmente
allo studio della storia della letteratura è perfettamente giustificabile in un
epoca, gli anni Venti, in cui l’idea di letteratura più diffusa in Italia era
quella di stampo idealista, crociano. Non altrettanto comprensibile mi pare che
sia al giorno d’oggi. La letteratura (l’arte in generale) era vista, in quegli
anni, come una attività centrale nella vita dell’uomo, come prodotto e segno di
civiltà, non secondario alla politica, alla morale, all’economia, alla scienza
e alla filosofia. Si riconoscevano alla letteratura le funzioni conoscitiva (il
poeta può superare lo scienziato anche nella conoscenza del reale), politica e
morale (il poeta spinge all’azione, orienta le coscienze). Oggi credo che la
funzione attribuita più generalmente alla letteratura, e all’arte in generale,
sia quella ludico-ricreativa, consolatoria (di evasione). Non dico in senso
deteriore (musica o letteratura di consumo). Mi riferisco al fatto che la
produzione e la fruizione di opere artistiche mi sembra orientata (quasi)
esclusivamente alla produzione del piacere estetico, con poche sovrapposizioni
di natura etica, referenziale, culturale ecc. Un riflesso del cambiamento nel
modo di intendere il ruolo della letteratura si può osservare nella
considerazione generale (cioè in un consistente calo di prestigio) dell’artista
e del tecnico che assiste la fruizione o la conservazione del manufatto
artistico (il critico, lo storico, il ricercatore, l’insegnante – mutatis
mutandis in base al reddito).

Ora, riproporre (o addirittura imporre come filtro d’analisi
generale) agli studenti di oggi l’epistemologia della letteratura di
cinquant’anni fa ha senso solo nell’ambito di uno studio della storia della
cultura (che non è detto che debba essere condotto all’interno della materia
“italiano”) anche se è indispensabile (questo è pacifico), per la
lettura di opere prodotte in epoche e culture ormai lontane. D’altro canto,
però, sovrapporre una idea di letteratura tipica dei nostri tempi ad ogni
opera, indipendentemente dalla cultura che l’ha prodotta, sarebbe una
banalizzazione sterile (il fine non giustifica i mezzi: la cameretta
petrarchesca o l’annusamento dannunziano che leggo in alcuni post di questo
thread potrebbero compromettere per sempre :-)la comprensione dell’essenza del
messaggio poetico e la sua specificità rispetto alla comunicazione referenziale
o emotiva).

 

Un residuo particolarmente nefasto della formazione liceale
gentiliana è l’idea che un vero intellettuale è una persona che ha letto e
legge molti libri, in particolare romanzi e letteratura in genere. Uno che va al
teatro e all’opera. E in questi luoghi, come anche in altri salotti più intimi,
il titolo di un’opera o un proverbio latino, lasciati scivolare in modo
ammiccante nella conversazione (l’allusione cela in modo elegante una
conoscenza solo superficiale), servono a richiamare con gusto un particolare
del vestito, dell’accessorio e in ultima analisi sono essi stessi degli
accessori.

Io credo che l’utilità di un tale esercizio di lettura
(lungo e grave)risieda principalmente nella possibilità di discriminare i
malcapitati che non siano in grado di rispondere adeguatamente all’allusione
colta, che davvero non hanno letto quel libro fondamentale, che non sanno nulla
di quel concerto straordinario e ciononostante continuano (che volgarità!) a
frequentare il nostro stesso pianeta.

Lo stesso popolo eletto, poi, però, è spesso sprovvisto di
nozioni basilari nell’ambito della matematica e della fisica (e della loro
storia), discipline sulle quali pure si fonda la nostra civiltà. Il motivo è
che queste materie originariamente (e per lungo tempo) sono state professate
quasi per scherzo nel nostro Liceo classico.

 

Fare appassionare oggi i ragazzi alla letteratura, allora,
mi sembra un obiettivo non prioritario.

La sfida più urgente, invece, a mio vedere, è, anche per chi
insegna lettere, la promozione del pensiero scientifico, del metodo scientifico
(ipotesi, falsificazione, corroborazione), dell’esercizio del ragionamento,
abilità cui i comunicatori e i politici guardano con crescente sospetto.
Opporre la dimostrazione scientifica (o al massimo retorica, di buona retorica)
al sondaggio, alla delibera per alzata di mano è oggi un atto di resistenza
culturale.

Salvo Menza

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5 Risposte to “Troppa letteratura? (Promuovere il pensiero scientifico)”

  1. Cristian Says:

    Prof. sono Cristian di I BT… potrei sapere il voto del mio compito? ecco la mia e-mail: tiger-21@hotmail.it

  2. melquiadesthegypsy Says:

    Nulla da ridire, sono perfettamente d’accordo. Aggiungo solo che, mentre alla figura dell’ a cui fai riferimento tu si può affiancare la figura di “colui che ne capisce” 😉 di scienza (chiamiamolo pure “scienziato” per comodità), la persona resta sempre e comunque quello che legge, che si vanta di non saper fare dei conti appena più complessi di 2+2, e che – ovviamente – non sopporta l’utilizzo del computer, meravigliandosi anzi dell’attrattiva che questo strumento esercita sulle persone che lo circondano.

    Inoltre, ma questa è solo una mia impressione, di un intellettuale se ne parla con rispetto, ammirazione e invidia; di uno “scienziato” con sufficienza e compassione.

  3. salvomenza Says:

    mi fai pensare al dialetto…
    in siciliano esiste il sostantivo (ma forse aggettivo) *scinziatu*, che è connotato negativamente: a sì scinziatu! chiddu è scinziatu! si dice a una persona che propone saperi e soluzioni non convenzionali, non tradizionali, giudicate innovative, ma inutilmente complesse, e guardate perciò con sospetto, o con scetticismo. In particolare, si usa dire scinziatu in particolare a chi ha fallito.
    Mi chiedo se esista un segno per denotare l’intellettuale, l’umanista, e se sia connotato (solo) positivamente (al netto di eventuali ironie): allittratu? struitu? prufissuri?
    Questo sistema di valori sembra essere penetrato nel dialetto, ed aver, quindi, raggiunto anche le classi sociali meno elevate.
    E in italiano?
    ———–
    Non ho capito bene l’inizio del tuo post (è saltato qualcosa dopo l’apostrofo), in particolare quando scrivi:”la persona resta sempre e comunque quello che legge, che si vanta di non saper fare dei conti appena più complessi di 2+2, e che – ovviamente – non sopporta l’utilizzo del computer” – chi è? è un intellettuale umanista o uno scienziato malriuscito?

  4. melquiadesthegypsy Says:

    Non si leggono le parole circondate da virgolette caporale.

    Quindi, il secondo rigo sarebbe così: “mentre alla figura dell’intellettuale a cui […]”.

    Quarto rigo: “[…] la persona di cultura resta sempre […]”.

    Con queste aggiunte dovrebbe avere un senso logico 😉

  5. learn roulette strategies Says:

    learn roulette strategies

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