Nomi passivi. Tratta e ricordo.

Il linguista Guglielmo Cinque ha messo in evidenza, sono ormai parecchi anni, l’omogeneità tra i nomi che denotano eventi e i verbi. Tali nomi ricalcano proprietà tipicamente verbali:possono avere una valenza, selezionare degli argomenti ed avere un soggetto (il genere è quello che può essere espresso mediante un possessivo: la sua partenza = la partenza di Carlo, Carlo è soggetto di partenza (cfr. Carlo parte)).

Non stupisce, a questo punto, che esistano anche dei nomi passivi. Si tratta di nomi che selezionano come soggetto un argomento che corrisponde al soggetto passivo del verbo, e che è, quindi, un originario paziente/oggetto, e non un agente.

Ad es. sconfitta è un nome passivo: in la sconfitta di Carlo, Carlo è la persona che viene sconfitta e non colui che sconfigge qualcuno.

Ora, la passività nel nome è una caratteristica fissa e non variabile, come nel verbo (diatesi: Carlo sconfisse vs. Carlo fu sconfitto), ed è pertanto un carattere codificato nel lessico. Questo significa che i parlanti devono, in qualche modo, imparare a memoria che il nome A è passivo e il nome B non lo è: non possono ricavare tale caratteristica dal significato del nome o da qualche altro elemento. Ci sono però nomi sia passivi che attivi. Più precisamente, esistono degli omografi di cui uno è attivo e l’altro è passivo. Un esempio del genere è il nome ricordo.

In un sintagma nominale come il ricordo di Maura, infatti, Maura può essere colei che ricorda (i ricordi di Maura ci aiutano a ricostruire la vicenda = Maura ricorda qualcosa), ma anche colei che viene ricordata (il ricordo di Maura, che ci ha lasciato troppo presto a causa di una terribile malattia… (noi ricordiamo Maura).

Ho incontrato, in un tema, un caso dubbio, molto interessante:

La scrittrice ha visto con i suoi occhi le atrocità della vita […] ha provato cosa significa sentirsi morire […] e vedersi passare tutta la vita davanti in un attimo. E’ rimasta per anni nel silenzio, nel dolore, nel ricordo…

La scrittrice, nelle intenzioni dell’autore del tema, ha continuato per anni a ricordare, non a essere ricordata. Ma il nome passivo forza, invece, secondo me, proprio questa seconda interpretazione. Chi rimane nel ricordo, infatti, è qualcuno che viene ricordato dagli altri.

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2 Risposte to “Nomi passivi. Tratta e ricordo.”

  1. francesca postiglione Says:

    Buongiorno…sono molto interessata a questo tipo di argomento, che sarà molto probabilmente al centro della mia tesi di dottorato ! Mi chiamo Francesca e sono al (quasi) 2 anno di dottorato in psicolinguistica ! Mi occupo fondamentalmente di morfosintassi e di ambiguità lessicale. Il mio interesse fondamentale riguarda la rappresentazione lessicali di forme che mostrano al contempo proprietà sia verbali che nominali ad es. il caso della forma impiegato. In questo momento mi interessa studiare il comportamento linguistico di forme come nuoto o ricordo. Potrei chiederle qualche indicazione al riguardo? Quale articolo o testo posso consultare? Grazie. Francesca

  2. salvomenza Says:

    ecco il riferimento
    G. Cinque, Italian Syntax and Universal Grammar, Cambridge, Cambridge University Press, 1995, cap. 1 (‘On extraction from NP in Italian’), pp. 7-53.

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