Professore, ho un’ipotesi migliore della sua ^_^

Capita che Giovanni Di Gregorio (2a BT, 15 anni freschi freschi), quando si assenta, mi spedisca per e-mail una scansione degli esercizi che ha fatto a casa. E pare che queste pause di riflessione lo rendano particolarmente produttivo. Nel suo ultimo invio, che risale allo scorso mercoledì, ad esempio, mi fa sapere che ha elaborato una sua teoria per spiegare le frasi italiane con ausiliare e participio; una teoria, secondo lui, più semplice e generale (e dunque migliore) di quella che ho presentato io in classe. In allegato, poi, Giovanni mi propone ognuno degli esercizi svolto sia seguendo la teoria ricevuta, sia applicando la proposta alternativa. Ha dunque lavorato per il doppio del previsto, ma per propria scelta e spinto da un interesse autentico. Questo fatto, già, è un gran risultato. Ma ho ancora altri motivi di soddisfazione. Giovanni, infatti, dimostra di aver sviluppato competenze metateoriche: non solo sa applicare una teoria ricevuta (= eseguire un algoritmo) , ma è anche in grado di criticarla motivatamente e di modificarla nel tentativo di migliorarla (= modificare/creare algoritmi). (Poco importa, ovviamente, che la teoria di Giovanni, in realtà, consenta probabilmente, nella sua formulazione attuale, la generazione anche di frasi malformate (controesempi), di cui Giovanni non si è ancora accorto.)
Vediamo adesso quali siano le teorie di cui si parla.
Il modello che ho proposto io alla classe aderisce sostanzialmente a quello delineato da Adriana Belletti in un suo articolo sull’accordo del participio passato nelle lingue romanze (Belletti 2001, (Past) Participle agreement, dal sito del CISCL).
Secondo tale modello, gli ausiliari non sono veri e propri verbi (non denotano eventi, non assegnano ruoli, non sono generati nella posizione testa del sintagma verbale), ma morfemi funzionali che incorporano i suffissi di tempo e accordo al posto dei verbi (perciò sembrano verbi). Quanto al participio, la desinenza (-to) è generata in una speciale proiezione che si trova immediatamente più in alto del sintagma verbale: il tema verbale sale dalla posizione in cui è stato generato e incorpora alla sua destra il morfema del participio (es. mangia- risale su -to -> mangia-to).
Le categorie nell’albero, dunque, sono: ACR, T, AUX, PART, V (accordo personale, tempo, ausiliare, morfema participiale, tema del verbo lessicale)
Giovanni, invece, propone che il suffisso participiale (-to) sia un morfema di tempo e che l’ausiliare sia, per quanto particolare, un verbo come tutti gli altri. In questo modo Giovanni risparmia due categorie (AUX e PART) e le frasi con participio sono descritte in modo omogeneo rispetto alle frasi senza participio, anche se le stesse categorie (ACR, T, V) compaiono più volte ricorsivamente (una teoria simile a quella di Giovanni si trova già, ma lui non lo sa, in C. L. Baker, English Syntax, 2nd ed., Cambridge-London, The MIT Press, 1995 (1989), e all’interno del modello GPSG). Giovanni, inoltre, per far sì che entrambi i verbi (verbo lessicale e ausiliare) abbiano un soggetto, introduce un pro (pronome non pronunciato, soggetto di verbi finiti) come argomento di partire, interpretato come femminile attraverso il legamento da parte del suo antecedente, Maria, che è invece argomento di essere (si badi che io non ho ancora spiegato alla classe la teoria del legamento, ma solo a identificare gli antecendenti dei pronomi; anche questa, dunque, è una intuizione costruita autonomamente dallo studente sulla base di quello che sa già fare):

Struttura profonda (Maria è partita)

è [presente] [essere] -to parti- Maria
Belletti: ACR T AUX PART V

è [presente] [essere] Maria -a -to parti- pro (femm.)
Di Gregorio: ACR T V ACR T V

(qui il secondo ACR diventa -a solo dopo che pro risale sullo specificatore di tale ACR per ricevere caso nominativo; anche il primo ACR assume la forma è dopo che Maria sia risalita nello specificatore di tale ACR per ricevere caso).

Struttura superficiale (la t indica un posto lasciato vuoto da un elemento che si è spostato)

Maria è [presente] [essere] t parti-ta t t
Belletti: ACR T AUX PART V

(Maria sale prima nello specificatore di PART, rendendo –to femminile -> -ta, e poi su quello di ACR)

Maria è [presente] [essere] t parti-t(o)-a t t t
Di Gregorio: ACR T V ACR T V

(l’elisione fa sì che la sequenza parti-to-a si realizzi come partita)

In pratica, la frase con ausiliare e participio, secondo Di Gregorio, è strutturalmente uguale ad una frase contenente una subordinata (es. Maria dice che Giuseppe corre o Maria ama mangiare). Nei fatti, partita risulta essere, nell’analisi del ragazzo, una frase subordinata del verbo è.
Come dicevo, la teoria di Giovanni, così come si presenta ora, contiene delle debolezze: lascio, però, all’intera classe il compito di scoprire quali siano.

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5 Risposte to “Professore, ho un’ipotesi migliore della sua ^_^”

  1. Palmy Says:

    Poi mi chiedi perché mi secco… noto che non mi hai linkato, certo non esco contenta da questa mia visitina sul tuo blog…boh, chissà perché… Comunque. Bando alle ciance: se puoi dammi suggerimenti (magari sul blog mens sana, non su quello dei raga) sul blog didattico, tipo se hai idee sulle rubriche da o sugli argomenti da trattare, o qualche altra idea carina e accattivante…

  2. salvomenza Says:

    Ok, hai ragione, scusa. Adesso il link c’è.
    Qual è il blog didattico di cui parli? Mens sana o Non sufficienti?
    (vedere I blog di Palmy, tra i miei widget).

  3. Palmy Says:

    In quel caso parlavo di non sufficienti.
    Per lasciare un commento pertienente devo superare lo scoglio di non avere quotidianamente a che fare con el categorie grammaticali così familiari ai tuoi fortunati allievi. Ma cosme sai sono una “generativista” mancata e così mi lancio. A mio modesto parere di parlante nativo non c’è differenza tra verbo “normale” e verbo con ausiliare e poi, forse, meglio una teoria che semplifica che una che aggiunge enti. Sono d’accordo col piccolo Chomski (non ricordo se si scrive così)…

  4. Palmy Says:

    Mi scuso per gli errori di stumpa

  5. salvomenza Says:

    Bel commento, Palmy. Grazie. Farò presto un post in cui approfondirò la questione e ti dirò la mia sull’importante questione della semplicità a cui tu fai riferimento.

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