Alberi sintattici che si possono toccare. Un primo tentativo e un video degli studenti

Qualche secondo dal laboratorio (di ispirazione montessoriana) del 29 novembre 2007 in seconda BT. Acerbo e magnifico, come ogni primizia.

Un ringraziamento speciale a Luigi Mingrone (al suo cellulare, al suo PC, alle sue competenze e al suo prezioso tempo) per il video (ma anche agli altri componenti del gruppo: Rosanna Musso, Mbaye Gueye, Carmelo Balletti, Andrea Raudino)

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16 Risposte to “Alberi sintattici che si possono toccare. Un primo tentativo e un video degli studenti”

  1. salvomenza Says:

    Sono, ovviamente, entusiasta del video. Per quello che è. Ci sono, però, alcune imprecisioni nel procedimento che viene illustrato. Innanzitutto, secondo la teoria, il morfema -to dovrebbe essere generato nella testa di SPART fin dall’inizio. E l’ausiliare dovrebbe nascere in forma astratta (o come tema verbale): assumerà la terza persona singolare solo dopo che un SN singolare sarà giunto nello specificatore di SACR. Inoltre, il futuro soggetto, Maria (quello nel triangolo), non nasce nello specificatore del sintagma verbale, ma in una posizione di complemento, altrimenti non passerebbe poi per lo specificatore di SPART, ma andrebbe direttamente su SACR, senza far scattare l’accordo da andato a andata.
    Ora, questi errori dovrebbero essere rilevati dallo stesso materiale con cui l’albero viene costruito. Quindi, ho il mio compito per casa (qualunque suggerimento è benvenuto).
    Comunque, ogni errore (il mio, come anche quello degli studenti) è utile per imparare a fare meglio. Perciò: Grazie infinite, ragazzi!

  2. melquiadesthegypsy Says:

    Beh, sembra interessante, visto che sottrae all’esercizio la noia della scrittura su carta. Ma è una cosa che farai in maniera sistematica oppure occasionalmente? E poi, i ragazzi sono divisi a gruppi, lavorano singolarmente oppure tutti assieme? Perché una situazione del genere rende più facile copiare, visto che non si possono documentare i passaggi dei… morfemi (giusto?, non mi ricordo più).

  3. vigliag Says:

    Come idea non è male, rappresenta inoltre molto meglio l’idea di collaborazione tipica dei laboratori. A differenza dei compiti su carta, rende partecipe tutto il gruppo anziché “chiudere ” ognuno nel suo foglio di quaderno.

    L’idea dei modelli in carta/cartoncino non è una brutta idea ma si potrebbe anche usare in altre occasioni, magari facendo un modello di attaccapanni e calamite a cui attaccare dei foglietti 😀

    ok, è folle 🙂
    mi ha fatto piacere rivedere gli alberi sintattici.
    Buon Lavoro!

    a presto
    Vigliag

  4. vigliag Says:

    non avevo neanche letto la mail 🙂

  5. salvomenza Says:

    Vado subito a comprare le calamite!

  6. salvomenza Says:

    @vigliag: in che senso parli di attaccapanni? pensi a un albero sintattico tridimensionale che pende dal soffitto? Quanto al laboratorio, sì, indubbiamente questo sistema incoraggia la collaborazione. Il quaderno, comunque, dovrebbe essere usato per prendere nota dei risultati, una volta che si è tutti convinti di quello che si è fatto con il modello di cartone, che serve anche a testare delle ipotesi.

    @melquiadesthegypsy: su 3 ore di grammatica la settimana, intendo fare laboratori di questo tipo per almeno 2 ore, quando ho, appunto, 2 ore di fila. Quando c’è un’ora sola, invece, non vale la pena: si perde molto tempo per preparare i banchi (bisogna unirne da 4 a 6) e per distribuire il materiale e spiegare l’attività.
    Mi chiedi se i ragazzi lavorano in gruppo: sì, in gruppi di 4-5 persone, e lavorano tutti insieme. Però ognuno di loro tiene a rifare il procedimento: chi l’ha capito per primo tende ad addestrare gli altri. Nel video senti più voci (una voce maschile interviene quando la ragazza esita) e puoi vedere più mani che lavorano sull’albero.
    Tu dici che una situazione del genere rende più facile copiare. Allora, io direi, piuttosto che copiare, osservare e imitare: il laboratorio serve innanzitutto a imparare. Io, certo, potrei (dovrei) anche verificare l’apprendimento dei ragazzi guardandoli lavorare. Ma è anche possibile fare, fuori dal laboratorio, delle verifiche tradizionali (alla lavagna, o con un test scritto). Ho notato che toccare e spostare le parole e i sintagmi facilita poi ai ragazzi l’immaginazione dei processi e la loro trascrizione su carta. Infine, dici che non è possibile documentare i passaggi… innanzitutto, il video documenta tutto e può essere usato per poi valutare (si può anche valutare l’intero gruppo e poi usare lo stesso giudizio per tutti i suoi componenti); inoltre, pensavo a dei cordoncini di lana con le estremità calamitate per segnare i movimenti: alla fine della derivazione il quadro dovrebbe essere pieno di fili di lana, di colori diversi, che permettono di capire da dove provengono gli elementi spostati e che tragitto hanno percorso.

  7. melquiadesthegypsy Says:

    A questo punto auto – assumo il ruolo di avvocato del diavolo e ti do un suggerimento, anzi più di uno:

    1) i gruppi forse è meglio farli di tre ragazzi circa, perché meno non c’è il valore aggiunto del gruppo, mentre se sono troppi si crea confusione, e la concentrazione tende a calare;

    2) in generale se l’alunno può evitare di imparare lo fa, a meno che la faccenda lo interessi davvero, per questo è meglio trovare dei metodi che “costringano” l’alunno ad imparare;

    3) Dare lo stesso voto a tutto il gruppo ha i suoi vantaggi ed i suoi svantaggi: non valorizza chi lavora meglio, e giustifica i fannulloni, ma d’altro canto la valutazione rischia di essere distorta dai soliti pregiudizi eccetera eccetera;

    4) l’idea dei filli di lana mi sembra buona, ma potrebbe creare confusione nel metterli, per non parlare del caos visivo che si viene a creare, e in ogni caso non puoi risalire all’ordine temporale dei vari passaggi, tranne che con la faccenda del video, che mi sembra si porti via un po’ di tempo (il tuo, naturalmente);

    5) (lo metto per ultimo perché secondo me più importante) credo sia meglio farlo ogni due settimane, perché altrimenti gli alunni si abituano subito, scompare il fattore novità, e magari si ripeterebbero troppo spesso gli stessi esercizi: mantenerne il carattere eccezionale aumenta la piacevolezza del lavoro (per come sono fatto io). Inoltre, ragionando pessimisticamente ma non troppo, tanto alla fine dell’anno lo dovrai sospendere perché sarai indietro col programma e con i voti, invece così riusciresti a dosare meglio… “la situazione”, come direbbe Marco.

    Spero di essere stato abbastanza puntiglioso.

  8. salvomenza Says:

    @Melquiades: terrò conto dei tuoi consigli. In fondo lavoro con ragazzi grandi, con una lunga (faticosa, intendo) esperienza scolastica alle spalle, e non con dei bambini. Il diavolo che assisti, però, esagera: lui pensa che i ragazzi siano naturalmente cattivi, pigri, disinteressati al mondo e alla vita.
    E allora, accanto ai tuoi consigli, pur realistici e importanti, terrò il mio sogno di una scuola completamente diversa, in cui i ragazzi siano messi nelle condizioni ideali per concentrarsi, in cui nessuno costringa nessun altro a fare alcunché, meno che mai imparare; in cui non ci siano voti e (pre)giudizi sulle persone; in cui l’eccezione (bella) diventi la regola. Questo tipo di scuola, in realtà, esiste già, e porta il nome di Maria Montessori.
    E, allora, in fondo, no, non condivido il tuo pessimismo. Tra l’altro, l’attuale seconda è una classe speciale. Anche la tua lo era, ma con voi ho lavorato meno bene, sapevo meno, avevo meno esperienza. E non ho mai fatto un laboratorio come quello di cui stamo discutendo.

  9. melquiadesthegypsy Says:

    Per precisare meglio: con costringere gli alunni ad imparare intendo metterli davanti ad un’attività che non lasci loro altra scelta che quella di imparare, perché i ragazzi che hai saranno grandi, ma sono comunque esseri umani, e se trovano qualcosa di più interessante da fare (ad esempio discutere di Inter – Fiorentina, con le paratone di Frey) tendono a concentrarsi su quello, trascurando – del tutto o, più probabilmente, in parte- quello che dovrebbero fare.

    Inoltre, proprio perché sono ragazzi, e proprio molto simili a me, la curiosità li dovrebbe spingere a cercare sempre qualcosa di nuovo: quindi, nel caso in cui questo nuovo siano delle distrazioni, credo sia meglio limitare al massimo le occasioni in cui queste si possono presentare. Al contrario, invece, visto che il tuo stesso laboratorio è di per sé una novità, dovresti mantenerne il carattere.

    Altra precisazione. Il mio pessimismo si riferiva non alla situazione della classe, ma a quella della scuola: occupazione, auto – gestione, ponti, calie, gite e chi più ne ha più ne metta. Saranno questi eventi straordinari a farti perdere del tempo per interrogazioni e svolgimento del resto del programma. L’ipotesi pessimistica serve a contenere i rischi: se, infatti, quest’ipotesi si avvererà, avevi già compensato in anticipo i danni. Altrimenti, tanto di guadagnato: alla fine del quadrimestre, o dell’anno, potrai portare la frequenza del laboratorio a una volta la settimana, e vissero tutti felici e contenti.

    Ultima considerazione, che mi è venuta in mente adesso: i gruppi li scegli tu o li scelgono loro? Forse, visto che sono una seconda, è meglio lasciare scegliere a loro, perché già si conoscono e dovrebbero già sapere come lavorano in gruppo (dovrebbero anche aver già fatto più di un lavoro di gruppo di Fisica). Nel caso volessi fare questo laboratorio anche in prima, il mio consiglio è quello di coordinarti col professore di Fisica, così in due avreste più possibilità di trovare le combinazioni ideali di ragazzi. L’anno successivo, invece, dovrebbero aver già capito anche loro chi lavora meglio con chi – o comunque glielo avreste già fatto capire voi. Non prendo i ragazzi per bambini, ma solo come persone da guidare lungo il percorso per il quale dovranno camminare.

  10. palmy Says:

    Bella l’idea del video e bella l’idea dei fili di lana che conservino traccia dei movimenti. Avrei una domanda: potresti spiegare perché l’hai chiamato laboratorio montessoriano? Anzi ne avrei due: ma si può filmare in classe senza incorrere in una denuncia? Statte accuort’

  11. salvomenza Says:

    @palmy: è un laboratorio di ispirazione montessoriana perché è progettato secondo alcuni principi montessoriani di base. Devo farci un post apposta, ma anticipo qui qualcosa. I principi sono 8 (cito da Angeline Stoll Lillard, Montessori. The child behind the genius, Oxford, 2007):
    l’Uomo impara meglio (in qualunque epoca e a qualunque età):

    1. se impara “muovendosi”
    2. se ha percezione di controllo sulla propria vita e il proprio ambiente(= scelta, ma limitata)
    3. se ha interesse per ciò che impara
    4. se impara in un “contesto significativo”
    5. se impara in un gruppo, dagli amici, osservando e imitando
    6. se è assistito da un educatore “autorevole”
    7. se non ci sono ricompense estrinseche all’attività da apprendere (voti, punizioni, premi)
    8. se l’ambiente in cui impara è pulito e ordinato.

    Ora, il nostro laboratorio, di per sé (senza tener conto dei ragazzi che vi hanno preso parte) rispetta i principi 1, 5, 6, 7, 8. Tenendo poi conto del fatto che i ragazzi del video hanno già conosciuto gli alberi sintattici in generale l’anno scorso, allora è assicurato anche il principio 4. Del principio 2 c’era, invero, solo l’ombra (potevano scegliere tra una rosa di problemi da trattare, ma non potevano, che ne so, studiare storia, che pure è una materia che insegno io). Quanto al punto 3, i ragazzi sono quasi tutti (non proprio tutti) interessati all’argomento; in occasione del laboratorio, però, l’interesse era cresciuto ed era generalizzato – credo – per via della novità (come osserva Melquiades).
    Vorrei ancora spendere qualche parola sul punto 1, che è quello enfatizzato nel video (e nel titolo del post ecc.). L’evoluzione della nostra specie ha premiato gli individui che compiono movimenti diretti ad uno scopo preciso e in particolare gli individui che usano le mani, le dita. Oggi, non è più evidente il motivo di un simile vantaggio, ma tutti noi accompagniamo le parole coi gesti delle mani, con i movimenti del corpo, con le espressioni del viso, in particolare quando vogliamo capire o spiegare bene qualcosa. La teoria generativa dei costituenti e dei loro movimenti è molto astratta, ma, a quanto pare, la concretizzazione del simbolico aiuta l’astrazione e l’uso delle mani è molto utile a questo scopo: la parola diventa concreta (è un pezzetto di carta) e si può toccare, e il movimento sintattico (astrattissimo in sé) corrisponde a un movimento preciso della mano, col dito premuto sulla parola, che viene trascinata verso zone diverse dell’albero sintattico (anche questo reso concreto: è un insieme di cartoncini sagomati). Quanto al punto 7, la ricompensa è il fatto che sei riuscito a ottenere la forma superficiale desiderata (la frase benformata), e l’errore è (dovrebbe essere) il materiale stesso a rilevarlo: in alcuni zoom si vede che nelle giunture tra i vari pezzi dell’albero ci sono delle sigle. Queste sigle devono corrispondere, altrimenti il montaggio è sbagliato. Inoltre, le teste (le parole singole) non possono muoversi che verso l’alto e possono saltare posizioni di testa intermedie (segnalate da un ramo molto sottile dell’albero): La ragazza che conduce l’esperimento, se riguardi il video, sta per compiere l’errore quando si autocorregge (il verbo stava salendo troppo…) e così via.

    Quanto ai problemi legali, abbiamo tagliato le parti del video in cui erano ripresi i ragazzi in viso. Inoltre, credo che sia illegale filmare e diffondere immagini “rubate”: ma in questo caso i ragazzi, invece, hanno realizzato loro stessi la ripresa, consapevolmente e volontariamente (e si capisce anche dal video) e fanno solo una dimostrazione di un procedimento sintattico. Pare, poi, che la privacy, anche a scuola, (secondo un pronunciamento della Cassazione?) riguardi solo alcuni dati strettamente personali la cui diffusione possa creare problemi seri (orientamento sessuale/politico/religioso, indirizzo, numero di telefono ecc.), che qui non vengono rivelati (non ce n’è motivo, del resto).

  12. salvomenza Says:

    @Melquiadesthegypsy: ie se io li lasciassi anche discutere, in modo civile, della partita della Fiorentina, per un po’? o se permettessi loro di interrompere l’attività per sgranchirsi un po’ le gambe, oppure per osservare quello che fanno i compagni? Quando io sono a casa, e scrivo un articolo, o lavoro a una teoria, mi concentro, certo, ma, ogni tanto, quando IO ne sento il bisogno (non quando qualcun altro me lo impone… oddio, certo, se il bambino deve fare la pipì non lo scelgo io il momento dell’interruzione, e quella è una interruzione dannosa alla concentrazione e al lavoro) interrompo quello che sto facendo, per guardare dalla finestra, per passeggiare un po’, per andare a bere un bicchier d’acqua o per raccontare qualcosa a mia moglie. Poi torno al lavoro, e mi sento molto meglio di prima. E lavoro molto meglio di prima. (vedi principio 2 del mio commento precedente)
    E tu? non fai anche tu così?

    ——–Novità——–

    Bene, verissimo: le attività cambiano, mica intendo far fare sempre la stessa cosa. Anche i materiali cambieranno, lì sta e deve stare la novità. I principi su cui si basa il laboratorio, invece, no. Non cambieranno finché non saranno falsificati.

    ——-pessimismo———
    Beh, mi ero dimenticato, in effetti, degli scioperi e delle autogestioni. Hai ragione, quelli hanno un effetto devastante, su tutto. Tuttavia, nel laboratorio non si testano soltanto teorie già studiate: si introducono anche argomenti nuovi del programma. Insomma, è una modalità alternativa alla lezione frontale tradizionale, quindi il programma viene portato avanti lo stesso. E gli scioperi saranno dannosi sia che usi il laboratorio, sia che faccia lezioni frontali…

    ——–come formare i gruppi——–
    secondo la psicologia sperimentale più aggiornata (vedi il volume della Lillard nel mio commento precedente), si impara meglio da una persona che si conosce bene, una persona molto cara, con la quale si è già fatto gruppo e che si sceglie autonomamente. I gruppi con la migliore resa risultano essere, infatti, quelli che si formano autonomamente, non quelli costruiti dal docente (che semmai interviene se sono i ragazzi a richiederlo, e succede anche questo).
    La prima di quest’anno è dell’ordinario, quindi niente fisica…
    Concludo citando una frase molto bella del tuo commento:
    “Non prendo i ragazzi per bambini, ma solo come persone da guidare lungo il percorso per il quale dovranno camminare.”
    Sono d’accordo con te. Lasciare un certo margine di libertà ai ragazzi non significa certo privarli di una guida. L’insegnante deve sì aiutare lo studente a fare da sé; ma se lo studente non usa bene la libertà che gli viene concessa (se non la usa, cioè, a proprio reale vantaggio, per crescere, per fiorire), allora l’insegnante deve intervenire: non deve lasciarlo libero di deviare (sto parafrasando la Montessori, da diversi suoi libri, “fiorire”, “libero di fare da sé”, “libero di deviare” sono termini montessoriani ricorrenti). La correzione, tuttavia, deve essere fatta nel rispetto della persona dell’alunno (con affetto e speranza, non con disprezzo), spiegando bene i motivi, discutendo.
    Una nota personale: sei tu che senti il bisogno, oggi, di una guida? O che rimpiangi di non averne avuta una in un passato recente?
    Bada, però, che dagli errori si impara, si impara dall’esperienza. E abbiamo tutti bisogno di imparare dall’esperienza, di poter sperimentare, a costo di sbagliare. Non rammaricarti troppo, allora. In realtà, non c’è un’esperienza veramente inutile, un tempo totalmente sprecato.

  13. melquiadesthegypsy Says:

    Conosco molto bene il pregio del lavoro di gruppo, e ne sono sempre stato un accanito sostenitore, sia che riguardasse la scuola (vedi laboratorio di fisica o ricerche varie), sia l’università (sempre laboratorio di fisica, ma anche esercizi di fisica fatti in gruppo), sia per quanto riguarda la musica. In tutti questi casi, mi sono trovato meglio a lavorare in gruppi non troppo larghi (3 o 4 persone, 5 massimo nel caso di gruppi musicali). Se il gruppo è troppo vasto, infatti, le distrazioni aumentano, e oltre alla partita della Fiorentina si aggiungono le dichiarazioni di Bertinotti, il nuovo gioco per Nintendo Wii e l’iPhone. La Montessori diceva che lo scienziato va lasciato lavorare, ma che non gli andava fatta fumare la sigaretta, no? Bene, con un gruppo troppo vasto, tu gli metti un pacchetto di sigarette sul tavolo… Contenendo le dimensioni dei gruppi, tu non li forzi affatto, gli metti semplicemente in mano i mezzi migliori per lavorare, ricordati che loro difficilmente avranno già fatto qualcosa del genere, e iniziare con gruppi ridotti riduce le variabili indesiderate, aumentando quindi la loro capacità di fronteggiarle. Poi, se proprio ti piacciono i gruppi grandi, potresti lasciarli fare più in là, ma all’inizio credo sia fondamentale tenerne ridotte le dimensioni.

    Tu dici giustamente che i ragazzi devono scegliere autonomamente con chi lavorare, però al primo anno sorge un problema: non si conoscono. Io stesso al primo anno avevo diversi pregiudizi sui miei compagni – alcuni positivi, altri negativi – che ho sfatato solo col tempo: in alcuni casi addirittura solo al quinto anno. Citando il tuo intervento, inoltre, “si impara meglio da una persona […] con cui si è già fatto gruppo”: ebbene, se Tizio non ha mai fatto gruppo con Caio come farà a sapere per certo se ci lavora bene?

    Quindi, all’inizio secondo me i gruppi dovrebbero comporli i professori, perché loro sono esterni alla classe, e ne possono vedere meglio le dinamiche. Uno strumento secondo me utilissimo al riguardo è quello utilizzato dal professore Re nella nostra I BT, che tra l’altro mi ricordo ti fece vedere, proprio davanti a me: un grafico che illustra come si trovano i ragazzi tra di loro. Se non mi ricordo male, lui ci chiese di indicare 3 persone con cui avremmo voluto lavorare e 3 persone con cui NON avremmo voluto lavorare.

    Ora, mi pare di capire, il tuo programma in una prima idealmente sarebbe questo: primo quadrimestre spiegazioni, esercizi tradizionali per farli entrare nella logica della grammatica generativa; al secondo quadrimestre circa inizieresti ad introdurre il laboratorio, giusto? Bene, dopo un quadrimestre loro dovrebbero conoscersi abbastanza bene, e tu dovresti aver capito con chi hai a che fare. Allora credo sia questo il momento più adatto per somministrare loro il questionario. Basandoti su questo potresti poi comporre i gruppi tu per vedere come funzionano le varie combinazioni (dovrebbero bastarne quattro o cinque, credo). Basandoti sui risultati ottenuti dal gruppo e/o sulle loro impressioni dovresti riuscire ad individuare le combinazioni migliori (dubito, infatti che ce ne possa essere una sola) e soprattutto a convincerli a metterne in pratica almeno una. In questo momento al secondo anno – o anche già al primo, perché no? – potresti lasciarli scegliere da soli.

    In conclusione, al primo anno sono portati per mano, ma vedono i sentieri che ti chiedono loro (scegli tu, ma basandoti sulle loro impressioni); al secondo anno, invece, camminerebbero da soli sul sentiero che gli è piaciuto di più. (formano da soli il gruppo perché non solo sanno con chi lavorano meglio, ma sanno ormai anche capire come scegliere al meglio).

    L’unico rammarico è che la tua prima non faccia laboratorio di fisica, perché avrebbe facilitato di gran lunga il lavoro (e poi due teste sono in ogni caso meglio di una). Però tu hai in ogni caso una posizione privilegiata, viste le tue sette, otto ore, quindi nessuno meglio di te può conoscere una classe.

  14. melquiadesthegypsy Says:

    Non avevo capito usassi il laboratorio per fare lezione. In questo caso, no, hai ragione tu, il danno è lo stesso. Rimane l’unica obiezione del fattore – novità (che per me riguarda il laboratorio in sé), ma ammetto io stesso che è piuttosto deboluccia, e che andrebbe verificata col tempo. Vista la tua posizione privilegiata (vedi qua sopra) non puoi che essere tu il migliore per giudicare.

    Riguardo al lato personale ti rispondo via e-mail. Non che ci sia nulla di preoccupante, solo mi sembra inutile intasare i commenti con considerazioni personali.

  15. palmy Says:

    Voglio il post-bignami sul metodo Montessori!!!! Altro che sezioni col metodo Orberg… qui ci vogliono le sezioni montessoriane! Dovrebbero essere un vanto, un fiore all’occhiello nell’offerta formativa delle scuole (si vede che sto scrivendo il POF?)…

  16. melquiadesthegypsy Says:

    Intuizione di San Silvestro: il laboratorio funziona (anche) perché l’area di Broca è contigua a quella della manualità e della digitalità, quindi facendo con le mani, impari meglio la linguistica.

    O no?

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