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Eco. Studiare a memoria

17 gennaio 2014

http://espresso.repubblica.it/visioni/2014/01/03/news/umberto-eco-caro-nipote-studia-a-memoria-1.147715

Ho letto l’articolo di Eco. Lo adoro, ma credo che stia un po’ invecchiando.
Lui dice che memorizziamo di meno perché è più facile reperire le informazioni, grazie a internet e ai tablet ecc. Non credo.
Noi memorizziamo naturalmente le informazioni che cerchiamo più spesso. Cerchi la prima volta, cerchi la seconda, poi un attimo prima di pensare, dici: ah, no, la so già, me la ricordo!
Prima si cercava sui libri o sull’enciclopedia (mi immagino il tipo che si gira verso la sua libreria e dice: dove l’ho letto? aspetta… dovrebbe essere qui…), mentre oggi si cerca più spesso dentro agli hard disk, tra i segnalibri elettronici o su internet. E allora? Che cambia?
Si rivolge, Eco, al nipote: chi invecchia pensa che i cambiamenti li sappiano gestire bene solo i vecchi, e non i giovani. Tant’è che dice al nipote, all’inizio, che anche lui, il nonno, usa l’iPad (e non corre alcun rischio di rimbecillire: il nipote, invece, deve temere…). Quando ero bambino dicevano che la calcolatrice ci avrebbe resi incapaci. Oggi lo dicono dell’iPhone.
In ogni epoca, in realtà, ci sono persone che, per vari motivi, hanno una vita interiore, intellettuale, più ricca, più intensa di altre. C’è chi pensa, ragiona, discute tanto. Chi lo fa meno. Non dipende dall’iPad o da internet (o dalla televisione, dal flipper, dal calcio, dalla trottola…). O dalla comodità, dalla facilità. Ora, ognuno usa internet, l’iPad e la propria memoria a modo suo. Nessuna apocalisse, nessuna trasformazione epocale.
Chi invecchia tende a mitizzare la propria generazione (“ai miei tempi non eravamo come i ragazzi di oggi!”) e a vedere delle apocalissi confrontando il ricordo con la realtà dei giovani del presente: nel ricordo, i compagni di classe sono tutti ragazzini intellettuali, morali, rispettosi della famiglia, dei genitori e dei professori; mai annoiati, mai maleducati, tutti studiosissimi, e così via. Ma quando mai?!

Poi, Eco, nell’articolo, recupera la storia delle “molte vite” che è possibile vivere attraverso la finzione letteraria, attraverso la lettura. Vero (io vivo costantemente in altri mondi: chiedete a mia moglie…). Ma è anche vero che, se stai tutto il tempo chiuso in casa (come ho fatto, perlopiù, io), probabilmente non vivi esperienze reali altrettanto esaltanti e gratificanti. Io, tornassi indietro, farei molti più sport, ad es., molte più escursioni, più viaggi.

Per quanto riguarda la memoria e l’esercizio della memoria, io sono d’accordo. Mi sembra essenziale, soprattutto per chi studia.
Durante l’università ripetevo spesso, per memorizzarle bene:
1. tutte le figure retoriche, nell’ordine dello schema del Manuale della Mortara Garavelli;
2. tutti i fenomeni fonologici, secondo un ordine preciso;
3. circa 2000 parole latine, raccolte in un database di Access (prima usavo una rubrica… appunto).