Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Un memorabile esercizio di qualche anno fa

3 aprile 2016

 

Ho chiesto ai miei alunni di seconda di preparare a casa dei testi liberi da correggere in classe, collettivamente.
Il primo testo che mi è pervenuto è quello di Juri Fuzio, ed è un inatteso e splendido esercizio di stile, metateorico. Chi conosce il mio Siglario, capirà al volo. Chi non lo conosce, può trovarlo nella mia homepage.

Ecco il capolavoro di Juri:

Dato che voi, che state leggendo, siete i miei compagni di classe e il mio professore di Italiano, il professore Menza, non credo di fare quello che noi definiamo un errore INFO riferendomi a me stesso come pro (“pro piccolo”), perché voi tutti sapete benissimo chi sono, e non credo neanche di fare un errore INFO scrivendo tutte queste sigle tratte dal siglario degli errori del professore, perché ormai sono di uso comune in II BT .
Magari, tra voi, c’è chi, pur di correggermi, dirà: <<quale II BT?>>, quindi, sono costretto a dirvi qualcosa che, sicuramente, già sapete: mi riferisco alla classe II B ad indirizzo Scientifico Tecnologico del Liceo Scientifico <<e. Boggio Lera>> di Catania.
Non ditemi che non sapete dov’è Catania, perché sappiamo tutti che non è vero.
Il testo che vi sto proponendo è un po’ strano, lo ammetto, ma è per via del fatto che non so proprio cosa scrivere.
Vorrei non dover motivare il fatto che questo testo è strano, perché mi sembra evidente, però se non lo facessi, voi direste che ho fatto un errore ARGO, quindi, devo farlo: dovevo scrivere qualcosa, ma non sapevo cosa, così ho scritto un testo in cui vi spiego perché, secondo me, questo testo sia scritto in modo corretto. Provate a dire che non è strano.
Vorrei scrivere molte altre cose, ma non posso: questo testo dovrebbe essere lungo mezza pagina di quaderno e, invece, è già più lungo.
Spero che abbiate apprezzato questo testo e, soprattutto, spero di non aver fatto errori!

Syntapuzzle. Un modello concreto della combinazione sintattica basata su proprietà lessicali e un materiale didattico di ispirazione montessoriana

15 aprile 2015

Syntapuzzle latino

Salvatore Menza

Syntapuzzle. Un modello concreto della combinazione sintattica basata su proprietà lessicali e un materiale didattico di ispirazione montessoriana

Syntapuzzle è un metodo di rappresentazione della frase nel quale ciascuna parola è rappresentata da una tessera mobile sulla quale sono indicati il significante, e, sui margini, mediante appositi simboli, anche i tratti sintattici, dal cui valore dipende la combinazione con altre tessere/parole. Ciascun tratto è specificato mediante una sigla e un simbolo: la sigla indica la qualità del tratto (accusativo, nominativo, maschile, femminile, singolare, plurale, congiuntivo ecc.), mentre il simbolo (una freccia o un bersaglio, che chiameremo connettori) indica se il tratto è valutato (bersaglio) o non valutato (freccia). Una frase benformata è una combinazione in cui ogni tratto non valutato viene connesso ad un tratto valutato dello stesso tipo, della stessa qualità (ad es. un accusativo non valutato, freccia, viene connesso ad un accusativo valutato, bersaglio), ed in tal modo risulta valutato. Nel modello del Syntapuzzle, tale valutazione dei tratti non valutati si ottiene accostando le tessere (i simboli dei tratti sono posti sui margini) in modo che ogni freccia sia a contatto con un bersaglio recante la stessa sigla.

Compralo su Ibs.

Insegnare a scrivere e monitorare i livelli di competenza attraverso una correzione classificatoria basata sulla grammatica generativa. Insegnare a scrivere e a monitorare i livelli di competenza attraverso una correzione classificatoria basata sulla linguistica generativa

15 aprile 2015

Salvatore Menza

Insegnare a scrivere e monitorare i livelli di competenza attraverso una correzione classificatoria basata sulla grammatica generativa.

Insegnare a scrivere e a monitorare i livelli di competenza attraverso una correzione classificatoria basata sulla linguistica generativa

“La correzione classificatoria è un metodo di correzione degli elaborati scritti in base al quale il revisore (che può essere non solo il docente, ma anche l’autore, o un peer dell’autore, cioè un compagno di classe o di scuola ecc.) contrassegna ciascun errore indicando, a margine, attraverso una apposita sigla, la tipologia cui tale errore appartiene […]

Nella prassi che ho perfezionato, i discenti, con l’aiuto del docente o di compagni già esperti, si esercitano ad usare il siglario, fino a padroneggiarlo, innanzitutto per comprendere la correzione fatta dall’insegnante, ma, subito dopo, anche per autocorreggere il proprio testo, per correggere un testo altrui, o per discutere, commentare, rivedere un lavoro di revisione già fatto, su un testo già annotato.

L’elemento più rilevante per l’efficacia del metodo, però, è il modo in cui il siglario viene progettato (i principi, cioè, su cui si basa la scelta delle tipologie di errore da rappresentare e il modo in cui la sigla viene sciolta nel siglario) e realizzato. L’esempio di siglario suggerito da Cattana e Nesci (op. cit., p. 144-145), ad es., è una lista molto esigua di sigle, che permettono una classificazione molto generale degli errori, che vengono, infatti, ricondotti a macroarticolazioni della grammatica (es. errore di ortografia, di sintassi ecc.). Un siglario del genere […]  non potrebbe in alcun modo giovare al discente per migliorare le proprie competenze linguistiche, perché non lo aiuterebbe a capire come fare a riconoscere e correggere lo specifico errore commesso, o evitare di commetterlo ancora in futuro. Un simile siglario, inoltre, sarebbe, comunque, uno strumento di monitoraggio poco utile anche per l’insegnante, che, a fronte di una classificazione generica dell’errore, sarebbe spinto ad attivare interventi didattici altrettanto generici, mentre, in realtà, ci sono tanti errori diversi di ortografia, tanti errori diversi di sintassi ecc., per ciascuno dei quali, come vedremo, è possibile adottare, invece, una strategia specifica, mirata, ed estremamente più efficace.

Nel realizzare il mio siglario ho, allora, cercato di distinguere un elevato numero di (micro)tipologie di errore (83, quelle che più di frequente ho riscontrato negli scritti dei ragazzi), associando a ciascuna una sigla diversa, e ho descritto ciascuna (micro)tipologia in modo tale da fornire allo studente sia una strategia per riconoscere quanto più facilmente tale tipologia d’errore (cioè percepire e classificare l’errore in un testo qualunque), sia una strategia generale sempre valida per correggere lo stesso errore ogniqualvolta esso venga individuato e riconosciuto.. Chiaramente, l’addestramento porta anche a ridurre l’occorrenza stessa dell’errore, ma non è questo ciò che più conta. Ciò che conta, infatti, non è non sbagliare mai (anche i professionisti della scrittura commettono errori durante la stesura dei testi!), ma rendersi conto degli errori e saper trovare soluzioni adeguate prima di arrivare alla versione definitiva” (p. 4).

Compralo su ibs.

I miglioramenti della seconda B Scienze applicate nell’arte dello scrivere

6 aprile 2014

I miglioramenti della seconda B Scienze applicate nell'arte dello scrivere

Che bravi i miei ragazzi di seconda B Scienze Applicate!
Il grafico a sinistra mostra il numero medio di errori per ciascun compito scritto, dall’anno scorso a ora. Il grafico più a destra indica, invece, per lo stesso periodo, il numero di diverse categorie di errore (non si contano, cioè, le ripetizioni di un errore dello stesso tipo: si rileva, così, la scomparsa di un genere di errore, nel tempo, ad es. la mancanza di segnaccento su un monosillabo in cui il segnaccento è obbligatorio e sim.).
Nel biennio la riduzione della media di errori in uno scritto è di circa il 75%.
Per quanto riguarda le categorie, la riduzione è comunque notevole (da circa 12 tipologie a meno di 5!).

Lista di errori di argomentazione

27 febbraio 2014

Lista di errori di argomentazione

Correlazioni 1

9 febbraio 2014

 

La riflessione sull’accordo del participio passato in italiano è una buona occasione per parlare di correlazioni.

Quando si osservano i dati per risolvere un problema, per formulare una teoria, la prima cosa da fare è trovare possibili correlazioni tra dati, fenomeni, serie di dati, apparentemente indipendenti.  

Cos’è la correlazione? Si parla di correlazione tra i fenomeni A e B, ad se,, se A si verifica ogni volta che si verifica anche B.

Scoprire una correlazione serve a scoprire nessi di causalità: tornando all’esempio appena fatto, la correlazione potrebbe indicare che A è la causa di B. Oppure che B è la causa di A.

Torniamo al participio passato, per degli esempi concreti.

(1) Lei è partita

(2) Lei è bionda

(3) Lei è ammirata (da tutti)

(4) Lei ha ammirato tutti

(5) Lei li ha ammirati tutti

Il primo fenomeno da osservare (A) è l’accordo tra il participio/aggettivo e il soggetto, Lei.

Quale potrebbe essere il fenomeno B, in correlazione con A, visibile negli esempi (1)-(5)?

Eco. Studiare a memoria

17 gennaio 2014

http://espresso.repubblica.it/visioni/2014/01/03/news/umberto-eco-caro-nipote-studia-a-memoria-1.147715

Ho letto l’articolo di Eco. Lo adoro, ma credo che stia un po’ invecchiando.
Lui dice che memorizziamo di meno perché è più facile reperire le informazioni, grazie a internet e ai tablet ecc. Non credo.
Noi memorizziamo naturalmente le informazioni che cerchiamo più spesso. Cerchi la prima volta, cerchi la seconda, poi un attimo prima di pensare, dici: ah, no, la so già, me la ricordo!
Prima si cercava sui libri o sull’enciclopedia (mi immagino il tipo che si gira verso la sua libreria e dice: dove l’ho letto? aspetta… dovrebbe essere qui…), mentre oggi si cerca più spesso dentro agli hard disk, tra i segnalibri elettronici o su internet. E allora? Che cambia?
Si rivolge, Eco, al nipote: chi invecchia pensa che i cambiamenti li sappiano gestire bene solo i vecchi, e non i giovani. Tant’è che dice al nipote, all’inizio, che anche lui, il nonno, usa l’iPad (e non corre alcun rischio di rimbecillire: il nipote, invece, deve temere…). Quando ero bambino dicevano che la calcolatrice ci avrebbe resi incapaci. Oggi lo dicono dell’iPhone.
In ogni epoca, in realtà, ci sono persone che, per vari motivi, hanno una vita interiore, intellettuale, più ricca, più intensa di altre. C’è chi pensa, ragiona, discute tanto. Chi lo fa meno. Non dipende dall’iPad o da internet (o dalla televisione, dal flipper, dal calcio, dalla trottola…). O dalla comodità, dalla facilità. Ora, ognuno usa internet, l’iPad e la propria memoria a modo suo. Nessuna apocalisse, nessuna trasformazione epocale.
Chi invecchia tende a mitizzare la propria generazione (“ai miei tempi non eravamo come i ragazzi di oggi!”) e a vedere delle apocalissi confrontando il ricordo con la realtà dei giovani del presente: nel ricordo, i compagni di classe sono tutti ragazzini intellettuali, morali, rispettosi della famiglia, dei genitori e dei professori; mai annoiati, mai maleducati, tutti studiosissimi, e così via. Ma quando mai?!

Poi, Eco, nell’articolo, recupera la storia delle “molte vite” che è possibile vivere attraverso la finzione letteraria, attraverso la lettura. Vero (io vivo costantemente in altri mondi: chiedete a mia moglie…). Ma è anche vero che, se stai tutto il tempo chiuso in casa (come ho fatto, perlopiù, io), probabilmente non vivi esperienze reali altrettanto esaltanti e gratificanti. Io, tornassi indietro, farei molti più sport, ad es., molte più escursioni, più viaggi.

Per quanto riguarda la memoria e l’esercizio della memoria, io sono d’accordo. Mi sembra essenziale, soprattutto per chi studia.
Durante l’università ripetevo spesso, per memorizzarle bene:
1. tutte le figure retoriche, nell’ordine dello schema del Manuale della Mortara Garavelli;
2. tutti i fenomeni fonologici, secondo un ordine preciso;
3. circa 2000 parole latine, raccolte in un database di Access (prima usavo una rubrica… appunto).

Esempio di un albero senza etichette. Apposizioni, attributi, nome del predicato.

22 aprile 2012

Da qualche anno sto sperimentando un albero sintattico senza etichette (ricorda lo stemma di Tesnière) , non binario, nel quale le linee di connessione esplicitano il tipo di rapporto di dipendenza (argomento, aggiunto, argomento opzionale ecc.). L’elemento che sta più in alto, ovviamente, è quello che regge, l’elemento più basso , invece, è quello dipendente.

Ne presento qui un esempio. La frase analizzata è Ieri ho saputo che Francesco, il nipote di Angela, è il nuovo fidanzato di Carla.

Il verbo principale, ha saputo (non distinguo, per semplicità, l’ausiliare dal participio), è posto al di sopra di tutti gli altri elementi e non dipende da alcun elemento: ciò rappresenta, appunto, la sua natura di verbo indipendente.

Per i ragazzi di I Bsa ricordo, via via, anche i criteri dell’analisi: il verbo principale si riconosce perché non è contenuto in alcun aggiunto né in alcun argomento. Il verbo, in generale, si riconosce perché può esprimere il tempo (ho saputo…/saprò/so… anche se in questo caso l’avverbio ieri crea un vincolo, ma, se lo omettiamo o lo adeguiamo, il cambiamento del tempo del verbo è perfettamente accettabile).

Tornando all’albero, dal verbo principale dipendono tre elementi: il soggetto implicito, l’avverbio ieri e la subordinata introdotta da che. Di questi tre elementi, solo due sono argomenti richiesti dalla struttura argomentale di sapere (in questo caso col significato di ‘venire a sapere, venire a conoscenza’): il soggetto (un esperiente) e la subordinata introdotta da che (il ruolo tematico è di evento/proposizione). Ieri, invece, è un aggiunto. Come si fa a capire da quale elemento dipende un aggiunto? Innanzitutto, ogni categoria di aggiunti può legarsi a certe altre categorie reggenti, in modo fisso, prevedibile. Nel caso degli avverbi, la categoria reggente è quella dei verbi. Nella frase in esame, allora, bisogna scegliere se legare l’avverbio a ho saputo o a è.  Il criterio più semplice da usare, a questo punto, è quello semantico: l’avverbio dà informazioni aggiuntive circa l’azione espressa dal verbo da cui dipende. Ecco il test:  cosa è avvenuto ieri? il fatto di venire a conoscenza di qualcosa (sapere) o il fatto che Francesco è il fidanzato di Carla? Chiaramente è il fatto di venire a conoscenza di un fatto nuovo. Dunque, ieri dipende da ho saputo.

Osserviamo l’albero.

L’argomento soggetto è legato al verbo da una linea di connessione contrassegnata da una esse;

l’aggiunto è collegato tramite  una linea di connessione contrassegnata da un cerchio;

il che, infine, è collegato mediante una linea contrassegnata da un semicerchio, che indica che la subordinata introdotta da che è un argomento opzionale (per questi concetti, v. post precedenti).

Passiamo adesso alla subordinata introdotta da che. Che è un complementatore (=congiunzione subordinante), è monovalente e richiede di essere seguito da una frase di modo finito. Più precisamente, deve reggere un verbo di modo finito. Si tratta, in questo caso, di è. La linea di connessione è priva di contrassegni. Tale tipo di linea indica che l’elemento connesso in basso è argomento (non opzionale) di quello connesso in alto: è è, cioè, l’argomento di che (in realtà è è la testa dell’argomento, che, per intero, è Francesco il nipote di Angela è il nuovo fidanzato di Carla).

Osserviamo più da vicino, adesso, il nodo è.  Si tratta di un verbo dipendente (perché dipende da che, ovvero perché è contenuto in un argomento di ho saputo, quello, appunto, che inizia con che). è, a sua volta, è un verbo che richiede un soggetto e un nome del predicato. Il soggetto è Francesco (connessione con contrassegno S). Da Francesco, poi, dipendono due espressioni (sintagmi) nominali che fanno riferimento alla stessa entità: il nipote di Angela e il nuovo fidanzato di Carla. Infatti, Francesco, il nipote di Angela e il nuovo fidanzato di Carla sono tutti e tre la stessa persona. Questo tipo di relazione è espresso da una linea di connessione contrassegnata da una X. L’elemento connesso in basso di una connessione contrassegnata da una X è una apposizione o un nome del predicato o un complemento predicativo (si tratta sempre di una descrizione alternativa, integrativa, della stessa entità, Francesco). Ciò che differenzia l’apposizione dal nome del predicato/complemento predicativo è il fatto che l’apposizione indica una informazione già nota al destinatario del messaggio, mentre il nome del predicato/complemento predicativo indica una informazione nuova (o che il mittente considera, crede nuova).

Nel nostro caso, il nipote di Angela (informazione già nota) è apposizione, mentre il nuovo fidanzato di Carla è nome del predicato (informazione nuova). Il nome del predicato viene identificato, nell’albero, dalla connessione PRED che parte dalla copula è e raggiunge, appunto, il nuovo fidanzato di Carla.

Infine, uno sguardo alla struttura interna della apposizione e del nome del predicato.

L’articolo il è monovalente e richiede un argomento obbligatorio che sia un nome comune (in un caso nipote e nell’altro fidanzato). La maggior parte dei nomi comuni richiede un argomento opzionale sostituibile con un possessivo: si tratta del soggetto del sostantivo (v. teoria di G. Cinque, post precedenti). Nella nostra frase si tratta di di Angela e di di Carla, connessi, infatti, rispettivamente, a nipote e fidanzato, mediante una linea di connessione contrassegnata dalla S. Come per i soggetti verbali, anche i soggetti/possessivi sono, in italiano, sempre opzionali. La preposizione di è monovalente e richiede come proprio argomento un nome determinato (un nome proprio, in questo caso Angela/Carla, o un pronome, o un articolo; e, in quest’ultimo caso, la preposizione si fonderebbe all’articolo dando vita ad una preposizione articolata). L’aggettivo nuovo, infine, è un attributo di fidanzato: la connessione dell’attributo è rappresentata dalla linea di connessione tripla.

Aggiunti, ruoli tematici, restrizioni semantiche

31 marzo 2012

Oggi un alunno di prima (Luciano) ha proposto un possibile controesempio al mio test per il riconoscimento degli aggiunti (v. qui).

La frase in esame era simile a questa:

(1) Luca va al mare velocemente

Applicando il test a velocemente, si scopre che è possibile toglierlo senza che la frase perda la propria grammaticalità:

(2) Luca va al mare

Ed è anche possibile aggiungerlo ad un’altra frase già benformata (saturata), senza che velocemente cambi significato/ruolo (è la modalità dell’azione):

(3) Giovanni mette le chiavi sul tavolo velocemente

IL CONTROESEMPIO DI LUCIANO

Luciano mi propone, però, la frase in (4), che secondo lui è malformata:

(4) ?*Io ho le scarpe nere velocemente

Si tratta di una frase già saturata

(5) io ho le scarpe nere 

cui viene aggiunto l’avverbio velocemente. Secondo il test, se (4) è malformata, allora velocemente non è un aggiunto.

MA FORSE NON SI TRATTA DI UN CONTROESEMPIO

In realtà, è possibile attribuire significato (e quindi grammaticalità) a (4), forzando/modificando il senso di (5), interpretandone il verbo come ‘far diventare, ottenere’ piuttosto che ‘possedere’: ‘le mie scarpe diventano nere’. In questo modo l’avverbio modifica il processo della trasformazione (delle scarpe, da bianche a nere, ad es., perché si colorano o si sporcano).

Ma il test non prevede che il significato dei verbi della frase (5) venga modificato. Tutt’al più, si accetta che (4) possa essere sintatticamente benformata, ma semanticamente malformata. Ora, quando una frase è semanticamente malformata, ma sintatticamente benformata, dovrebbe poter ricevere una interpretazione facendo riferimento ad un mondo possibile, diverso da quello reale. Si pensi, ad es., ad una frase come gli alberi leggono i libri. 

La sua bizzarria dipende dal fatto che una restrizione semantica del verbo è violata (leggere richiede un soggetto umano, alberi non lo è). Che sintatticamente la frase sia benformata lo si rileva facilmente sostituendo l’elemento che viola la restrizione con un elemento appartenente alla stessa categoria sintattica (nome con nome, aggettivo con aggettivo ecc.). In questo caso, sostituendo gli alberi con i ragazzi, la frase diventa semanticamente e sintatticamente benformata: i ragazzi leggono i libri: ciò che non va bene a leggere non sono i sintagmi nominali in generale, ma quel sintagma nominale (gli alberi).

Lo stesso capita al nostro avverbio velocemente in (4). Se lo sostituiamo con forse, la frase diventa benformata, senza cambiare il senso del verbo principale:

(6) Ho le scarpe nere, forse.

LA RESTRIZIONE SEMANTICA DI VELOCEMENTE

In conclusione, quello che Luciano considera un controesempio è in realtà una frase semanticamente malformata (che indica qualcosa di possibile in un mondo immaginario). La malformazione dipende dal fatto che l’avverbio velocemente richiede di essere aggiunto ad un verbo che indica un processo (ad es. qualcosa che cambia di colore, o che si sporca), non uno stato (come il fatto di possedere delle scarpe).

Un dubbio e un po’ di rabbia

12 febbraio 2009

Sto guardando Annozero. C’è un ragazzo di Guidonia che ha la mamma invalida al 100%: spende 700 euro + contributi per pagare una badante. La regione Lazio versa un assegno di poco più di 400 euro alla famiglia dell’invalido.
In studio c’è il presidente della Lombardia, Formigoni, che fa sapere che In Lombardia, invece, tutte le spese per l’invalido sono totalmente a carico della Regione.
Il ragazzo dice che non è giusto che non possa ricevere questo tipo di assistenza anche la sua famiglia.
Formigoni lo accusa, a questo punto, di disprezzare la Costituzione, che stabilisce che l’assistenza sanitaria è di competenza delle Regioni. Dice anche che le altre regioni dovrebbero prendere esempio dalla sua Lombardia.

Lo so, le cose stanno di fatto così. Ma mi viene un po’ di rabbia.
E qualche dubbio.

Comincio dal dubbio: Formigoni cita la Costituzione. Ma il secondo articolo della nostra Costituzione non stabilisce forse che la Repubblica “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale“?

Leggo nel terzo articolo, inoltre, che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitino l’eguaglianza dei cittadini.

È forse davvero coerente con la Costituzione, allora, il fatto che un invalido italiano residente nel Lazio riceva un trattamento tanto diverso da quello che riceve un invalido altrettanto italiano ma residente in Lombardia? Non credo che la virtuosità di una regione possa esonerare il Governo nazionale dal dovere che l’articolo terzo gli impone. E quella virtuosità dovrebbe essere non solo da modello, ma di aiuto alle regioni meno fortunate o virtuose.

E poi, in fondo, mi lascia un po’ perplesso la visione del sistema delle Regioni che traspare dall’invito di Formigoni agli altri governatori: sono forse le Regioni delle aziende in concorrenza tra loro in un mercato capitalistico? Se è così, quali sono i clienti, quali le merci? Il decentramento del servizio sanitario, secondo me, è un decentramento amministrativo, che serve ad alleggerire l’onere burocratico, amministrativo, appunto, dello Stato, e a fare in modo che ogni regione possa ottimizzare l’uso dei fondi calibrandoli alle esigenze della  specifica  realtà regionale (nel senso che la spesa viene ripartita in modo diverso tra comparti diversi, ad es., in base al fatto che la diffusione di una certa patologia può cambiare da una regione all’altra). Qui, però, non si parla di patologie diverse. Gli invalidi della Lombardia non sono , cioè, diversi da quelli delle altre regioni, né più o meno numerosi.

Passo alla rabbia: credo che il familiare di un invalido grave avrebbe comunque meritato, specie da parte di un rappresentante delle Istituzioni, una risposta più cordiale, più rispettosa. Quando si parla con un invalido o col familiare di un invalido, specialmente se si parla della sua invalidità e degli aspetti che ruotano attorno a questo problema, bisognerebbe muoversi in punta di piedi, e abbassare la voce.

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Primi esercizi di stile sulla percezione prosodica

9 ottobre 2008

Ho chiesto ai miei alunni di seconda di scrivere, a casa, una frase con parole solo ossitone ed una con parole solo proparossitone.
Voglio condividere le più interessanti (titoli miei):

Weekend di paura

Sàbato tantìssimi giòvani ràpidi seppellìrono Chìsari (Luca Sanfilippo)

Cacciatori di serpenti (proparossitoni) (grazie a Andrsci)
Sparàrono. Moltèplici vìpere ràpide fuggìrono. Inseguèndole, continuàrono. Tantìssime morirono.
(Chiara Lombardo)

Slogan deuteropedagogico
Farò più attività, così avrò più abilità
(Federica Pennisi)


Psichedelico sdrucciolo

Molteplici abili energumeni

distrussero rapidi monocoli

(Placido Fazio)

(8/10/08)

P.S. Luca Sanfilippo precisa che non ce l’ha con Corrado (Chìsari). Aveva solo bisogno di un cognome sdrucciolo… Niente di personale, insomma.

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6 blog

8 maggio 2008

Mi fa molto piacere che questo mio blog sia stato segnalato dall’amica Annarita come uno tra i 6 blog che le piacciono di più. Si tratta di una catena innocente, di un gioco di società tra blogger che serve a segnalare blog interessanti ai propri amici e lettori. Perciò accetto di continuare il gioco:

Queste solo le regole (copio e incollo – persino il formato! che pigro! – da Annarita):

Indicare il blog che vi ha nominato con annesso link.

•Descrivere le regole di svolgimento
•Scrivere 6 cose che si preferisce fare
•Nominare altri 6 blog tramite i quali dovrebbe proseguire il meme
•Lasciare un commento su tutti e 6 i blog appena citati

6 cose che amo fare?
1. imparare (in generale, di tutto: invidio a volte i miei alunni che possono studiare, che so, la chimica, ad esempio, che io non sono riuscito a capire bene a suo tempo…)
2. leggere i blog che mi piacciono (scrivere, invece, mi piace meno)
3. parlare con le persone a cui voglio bene, per ore, fino a notte fonda (da quando ho messo su famiglia lo faccio solo coi miei bimbi, per addormentarli: alla fine, in genere, ci riesco), ma in piccolissimi gruppi, però: ho bisogno di concentrarmi sulle persone, sui loro pensieri. Odio, invece, i gruppi numerosi, le grandi feste…
4. fare musica. Più precisamente, pensarla, progettarla.
5. e ascoltare la musica. Nel salone, col volume forse un po’ troppo alto, con gli occhi chiusi e le braccia aperte
6. la linguistica, ovvio.

Ed ecco i 6 blog che voglio segnalare:

1. Montessori for Everyone: un’insegnante montessoriana americana racconta le sue esperienze e mette a disposizione molti dei suoi materiali: una vera miniera!
2. Mens Sana, della carissima Palmy, sull’educazione come servizio all’umanità.
3. Didatticamente: il nuovo blog didattico di un mio amico e collega, con imperdibili dispense di storia (linguaggio chiaro e semplice, si va al sodo, si citano le fonti e si dice con chiarezza che la ricostruzione è sempre fatta di ipotesi) e lezioni di letteratura scritte in un latino adatto ai ragazzi.
4. Matematic@mente, da cui mi arriva la catena, ma nel regolamento non c’è il divieto di segnalarlo e quindi… un blog didattico sulla matematica (incredibile che racconti di un’esperienza alle medie inferiori! impressionanti i commenti dei ragazzini) con appassionanti giochi anche per vecchi e nuovi appassionati.
5. www.mooffa.com: è il sito (con blog) del programmatore e cantautore Francesco Sullo, che ho scoperto girovagando sul web. Che meraviglia la sua Anna mia ! Una canzone che mi ha emozionato (coi brividi sulle guance, dico) come non mi capitava dal primo ascolto di Anime salve di De André o di Lettera di Guccini.
6. Vita da Prof: lo leggo come un romanzo. Guai a perderne un numero! Il Prof racconta con leggerezza e profondità alcuni momenti delle sue giornate a scuola (e a volte anche fuori dalla scuola), con una straordinaria autoironia e uno stile che ti incolla allo schermo, per spingerti poi ad andare lontano, col pensiero.

Mapping Memory in 3D | Ricopio una segnalazione di Carlo Columba

11 aprile 2008

Mapping Memory in 3D | Carlo Columba

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Osservazioni dei ragazzi sulla complessità dei modelli

11 aprile 2008

Oggi ho tentato di parlare delle frasi relative e di una loro possibile rappresentazione all’interno del modello generativista. Ora, di teorie sulle frasi relative ne esistono tante, e, dovendo sceglierne una da usare all’inizio (nulla impedisce poi di criticarla o di confrontarla con altre), ho deciso di utilizzarne una che fosse più semplice, scartando quella più diffusa tra gli studiosi, perché, così ho detto ai ragazzi, è troppo complessa. Mbaye Gueye approva, dicendo che un modello non è buono se è complicato.
Giovanni Di Gregorio, allora, controbatte notando che un modello più complesso è preferibile a uno semplice se spiega più cose rispetto a quest’ultimo.

Avviso per gli studenti della SISSIS (cl. 52a, 2007/08)

14 gennaio 2008

Il prossimo mercoledì 16 gennaio non potrò tenere la mia lezione di Didattica della lingua italiana (gioca il Catania e perciò non è detto che si riesca a raggiungere – o abbandonare – il Valdisavoia…). Recupererò le quattro ore del 16 in questo modo:

giovedì 17 gennaio: dalle 15 alle 19 (anziché dalle 15 alle 17)

lunedì 21 gennaio: dalle 16 alle 18.

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Link al Siglario degli errori (e ad altri documenti utili per l’esame finale).

Fioroni, gli esami di riparazione e Sgiubila Sbrindolona

22 ottobre 2007

Alcuni studenti, allarmati, mi hanno sottoposto una sedicente notizia dell’ANSA, dal contenuto apocalittico.
L’ho letta. M’è parsa strana, ovviamente, per i contenuti. Ma ho capito la bufala quando ho letto il nome della giornalista:

 SGIUBILA SBRINDOLONA

Date un’occhiata da voi:

 
Ansa SGIUBILA

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Link alternativi ai miei Materiali per la didattica

27 settembre 2007

Qualcuno sta avendo problemi a scaricare le dispense dalla pagina Materiali per la didattica.

Ecco, allora, alcuni link alternativi per scaricare gli stessi file:

SIGLARIO DEGLI ERRORI


Siglario degli errori per la correzione classificatoria MENZA


GRAMMATICA GENERATIVA (Principi e parametri)

Introduzione a Principi e Parametri 1

Introduzione a Principi e Parametri 1 (doc)

GRAMMATICA DI TESNIERE

Laboratorio di grammatica

Nomi passivi. Tratta e ricordo.

19 settembre 2007

Il linguista Guglielmo Cinque ha messo in evidenza, sono ormai parecchi anni, l’omogeneità tra i nomi che denotano eventi e i verbi. Tali nomi ricalcano proprietà tipicamente verbali:possono avere una valenza, selezionare degli argomenti ed avere un soggetto (il genere è quello che può essere espresso mediante un possessivo: la sua partenza = la partenza di Carlo, Carlo è soggetto di partenza (cfr. Carlo parte)).

Non stupisce, a questo punto, che esistano anche dei nomi passivi. Si tratta di nomi che selezionano come soggetto un argomento che corrisponde al soggetto passivo del verbo, e che è, quindi, un originario paziente/oggetto, e non un agente.

Ad es. sconfitta è un nome passivo: in la sconfitta di Carlo, Carlo è la persona che viene sconfitta e non colui che sconfigge qualcuno.

Ora, la passività nel nome è una caratteristica fissa e non variabile, come nel verbo (diatesi: Carlo sconfisse vs. Carlo fu sconfitto), ed è pertanto un carattere codificato nel lessico. Questo significa che i parlanti devono, in qualche modo, imparare a memoria che il nome A è passivo e il nome B non lo è: non possono ricavare tale caratteristica dal significato del nome o da qualche altro elemento. Ci sono però nomi sia passivi che attivi. Più precisamente, esistono degli omografi di cui uno è attivo e l’altro è passivo. Un esempio del genere è il nome ricordo.

In un sintagma nominale come il ricordo di Maura, infatti, Maura può essere colei che ricorda (i ricordi di Maura ci aiutano a ricostruire la vicenda = Maura ricorda qualcosa), ma anche colei che viene ricordata (il ricordo di Maura, che ci ha lasciato troppo presto a causa di una terribile malattia… (noi ricordiamo Maura).

Ho incontrato, in un tema, un caso dubbio, molto interessante:

La scrittrice ha visto con i suoi occhi le atrocità della vita […] ha provato cosa significa sentirsi morire […] e vedersi passare tutta la vita davanti in un attimo. E’ rimasta per anni nel silenzio, nel dolore, nel ricordo…

La scrittrice, nelle intenzioni dell’autore del tema, ha continuato per anni a ricordare, non a essere ricordata. Ma il nome passivo forza, invece, secondo me, proprio questa seconda interpretazione. Chi rimane nel ricordo, infatti, è qualcuno che viene ricordato dagli altri.

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Un libro scritto solo dai colori

8 settembre 2007

Mio figlio Giuseppe (4 anni) sfogliava un libro con le riproduzioni dei più celebri quadri di Van Gogh e, giunto alla Notte stellata, ha sentenziato: “questo è un libro scritto solo dai colori”.

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Vincenzo Consolo in Spagna

16 giugno 2007


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Esempio di analisi retorica

21 maggio 2007

(devo ancora applicare il corsivo)
Non includerò sempre le definizioni delle figure e

dei tropi rilevati.
1. sei nella terra fredda, sei nella terra nera… (more…)

link provvisorio

15 maggio 2007

Introduzione a Principi e Parametri 1

Etnolinguistica (Siracusa) – Moduli D ed E

30 aprile 2007

Avviso per gli studenti di Etnolinguistica (Corso di laurea in Scienze dei Beni Culturali, Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania – Sede di Siracusa)

Terrò le lezioni di Etnolinguistica (moduli D ed E) a Siracusa (via Vittorio Veneto 18) secondo il seguente calendario:

Giovedì 26 aprile h. 9-13

Lunedì 30 aprile, h. 15-19

Giovedì 3 maggio h. 9-13

Giovedì 10 maggio h. 9-13

Giovedì 17 maggio h. 9-13

Giovedì 24 maggio h. 9-13

Per qualunque chiarimento sugli argomenti del programma:

http://generazionegenerativa.forumcommunity.net

salvo.menza@tiscali.it

Alberi e foglie

1 marzo 2007

[rockyou id=61160939&w=500&h=376]

Aggiunti, argomenti e argomenti opzionali: come distinguerli (informale, ver. 2)

14 febbraio 2007

L’interpretazione degli argomenti, nel sintagma verbale, dipende dal verbo reggente. Per questo motivo, se il verbo cambia, cambia anche l’interpretazione dell’argomento (ad es. il suo ruolo tematico):

io vado a casa (<meta>) vs. io resto a casa (<luogo>)

Un aggiunto, invece, mantiene la stessa interpretazione (“significa la stessa cosa”) quando il verbo principale cambia:

(2) io vado a casa alle sette e mezza vs. io sto a casa alle sette e mezza

in (2) l’aggiunto alle sette e mezza indica sempre la stessa cosa.

Ne consegue che gli aggiunti non solo possono essere liberamente omessi, ma anche che possono essere inclusi virtualmente in qualunque frase minima con verbo saturato:

io corro alle sette e mezza, Giovanni mette le chiavi sul tavolo alle sette e mezza, pioveva alle sette e mezza ecc.

Ora, con verbi transitivi come mangiare, bere, pensare e sim., se è vero che il complemento oggetto può essere cancellato, bisogna osservare, però, che il significato di tale elemento a) non è indipendente dal verbo e che b) non può essere liberamente aggiunto ad una frase minima con verbo già saturato. Si prenda una frase come Giovanni mangia la mela. Il sintagma mela può essere cancellato senza che la frase perda la sua grammaticalità: Giovanni mangia. Tuttavia, non è possibile aggiungere liberamente la mela ad una frase minima con verbo saturato:

*Giovanni mette le chiavi sul tavolo la mela vs. Giovanni mette le chiavi sul tavolo alle sette e mezza

————

alcune precisazioni:

Dato un sintagma SX con ruolo tematico R appartenente ad una frase F, per verificare che SX sia un aggiunto in F è necessario che:

1. sia possibile cancellare SX senza che F perda la propria grammaticalità

2. sia possibile aggiungere SX, con lo stesso ruolo R, a una frase con verbo saturato F1 in cui nessun nessun elemento possegga già il ruolo R

Ringrazio i miei alunni Giovanni Di Gregorio e Luca Guarrera per le loro preziose osservazioni.

Gli auguri nell’albero: grazie ragazzi!

31 dicembre 2006


Flickr Photo Download: Albero scherzoso festa natale 2bt 2

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Un nostro forum di grammatica generativa e didattica: sondaggio sul nome

9 dicembre 2006

Credo di essere arrivato a una proposta abbastanza buona per il nome del forum che da tempo ho in mente di fondare.L’idea di Giuseppe Galeani, alla fine, mi sembra la migliore, anche se necessita di un sottotitolo esplicativo:

Generazione Generativa. Linguistica teorica e applicazioni didattiche per liberi pensatori e sperimentatori. Dai tredici anni in su.

Oppure… Rete di liberi pensatori dai tredici anni in su.

oppure : Solo per liberi pensatori

Che ne pensate?

Dispensa sulle interrogative non polari, sui clitici, su ausiliare e participio

28 novembre 2006

Aggiungo ai materiali per la didattica una dispensa provvisoria sulla rappresentazione di frasi interrogative e di frasi con complementi realizzati da pronomi clitici

Introduzione a Principi e Parametri – seconda parte (versione provvisoria)

Introduzione a Principi e Parametri – parte terza (provvisorio)

Per gli alberi ho usato l’ottimo PHPSYNTAXTREE:

http://ironcreek.net/phpsyntaxtree/

Ho generato i diagrammi inserendo queste frasi in parentesi etichettate:

cosa i ragazzi mangiavano
[SC [cosa_k] [C'[C] [SACR [SN i ragazzi_i] [ACR’ [ACR mangiavano_w+j] [ST [SPEC O] [T’ [T t_w+j] [SV [SN t_i] [V’ [V t_w] [SN t_k]]]]]]]]]
cosa mangiavano i ragazzi
[SC [cosa_k] [C'[C mangiavano_w+j] [SACR [SN i ragazzi_i] [ACR’ [ACR t_w+j] [ST [SPEC O] [T’ [T t_w+j] [SV [SN t_i] [V’ [V t_w] [SN t_k]]]]]]]]]
chi mangiava le mele?
[SC [chi_k] [C'[C mangiava_w+j] [SACR [SN t_k] [ACR’ [ACR t_w+j] [ST [SPEC O] [T’ [T t_w+j] [SV [SN t_k] [V’ [V t_w] [SN le mele?]]]]]]]]]
*i ragazzi mangiavano cosa
[SC [] [C'[C ] [SACR [SN i ragazzi_k] [ACR’ [ACR mangiavano_w+j] [ST [SPEC O] [T’ [T t_w+j] [SV [SN t_k] [V’ [V t_w] [SN cosa]]]]]]]]]
i ragazzi mangiavano le
[SACR [SN i ragazzi_k] [ACR’ [ACR mangiavano_w+j] [ST [SPEC O] [T’ [T t_w+j] [SV [SN t_k] [V’ [V t_w] [SN le]]]]]]]

[SACR [SN i ragazzi_k] [ACR’ [ACR hanno_w+j] [ST [SPEC  O] [T’ [T t_w+j] [SAUX [][AUX’ [AUX t_w] [SPART [SPEC ] [PART’ [PART -to] [SV [SN t_k] [V’ [V mangia-] [SN le mele_femm.sing.]]]]]]]]]]]

In giro

6 novembre 2006

giu

SISSIS lunedi 30 ottobre

29 ottobre 2006

Per gli studenti della SISSIS.

lunedì 30 analizzeremo queste frasi:

1. I ragazzi le mangiano

2. i ragazzi le mangiano tutte

3. Ne mangiano molte/tre

4. Quante ne mangiano?

Potete, se volete, cominciare a fare ipotesi sulla loro rappresentazione