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2011. Insegnare a scrivere e monitorare i livelli di competenza attraverso una correzione classificatoria basata sulla grammatica generativa.

Insegnare a scrivere e a monitorare i livelli di competenza attraverso una correzione classificatoria basata sulla linguistica generativa 

“La correzione classificatoria è un metodo di correzione degli elaborati scritti in base al quale il revisore (che può essere non solo il docente, ma anche l’autore, o un peer dell’autore, cioè un compagno di classe o di scuola ecc.) contrassegna ciascun errore indicando, a margine, attraverso una apposita sigla, la tipologia cui tale errore appartiene (cfr. Cattana e Nesci, op. cit., p. 143-144). Il significato delle sigle adoperate è esplicitato in un siglario fornito a tutti i revisori.

Nella prassi che ho perfezionato, i discenti, con l’aiuto del docente o di compagni già esperti, si esercitano ad usare il siglario, fino a padroneggiarlo, innanzitutto per comprendere la correzione fatta dall’insegnante, ma, subito dopo, anche per autocorreggere il proprio testo, per correggere un testo altrui, o per discutere, commentare, rivedere un lavoro di revisione già fatto, su un testo già annotato.

L’elemento più rilevante per l’efficacia del metodo, però, è il modo in cui il siglario viene progettato (i principi, cioè, su cui si basa la scelta delle tipologie di errore da rappresentare e il modo in cui la sigla viene sciolta nel siglario) e realizzato. L’esempio di siglario suggerito da Cattana e Nesci (op. cit., p. 144-145), ad es., è una lista molto esigua di sigle, che permettono una classificazione molto generale degli errori, che vengono, infatti, ricondotti a macroarticolazioni della grammatica (es. errore di ortografia, di sintassi ecc.). Un siglario del genere potrebbe essere utile solo all’insegnante, e solo per valutare il testo in base a griglie in cui, ad es., venga previsto un punteggio distinto per i vari livelli d’analisi (contenuto, sintassi, ortografia ecc.), ma non potrebbe in alcun modo giovare al discente per migliorare le proprie competenze linguistiche, perché non lo aiuterebbe a capire come fare a riconoscere e correggere lo specifico errore commesso, o evitare di commetterlo ancora in futuro. Un simile siglario, inoltre, sarebbe, comunque, uno strumento di monitoraggio poco utile anche per l’insegnante, che, a fronte di una classificazione generica dell’errore, sarebbe spinto ad attivare interventi didattici altrettanto generici, mentre, in realtà, ci sono tanti errori diversi di ortografia, tanti errori diversi di sintassi ecc., per ciascuno dei quali, come vedremo, è possibile adottare, invece, una strategia specifica, mirata, ed estremamente più efficace.” (p. 4).

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Syntapuzzle latino

2011. Syntapuzzle. Un modello concreto della combinazione sintattica basata su proprietà lessicali e un materiale didattico di ispirazione montessoriana

Syntapuzzle è un metodo di rappresentazione della frase nel quale ciascuna parola è rappresentata da una tessera mobile sulla quale sono indicati il significante, e, sui margini, mediante appositi simboli, anche i tratti sintattici, dal cui valore dipende la combinazione con altre tessere/parole. Ciascun tratto è specificato mediante una sigla e un simbolo: la sigla indica la qualità del tratto (accusativo, nominativo, maschile, femminile, singolare, plurale, congiuntivo ecc.), mentre il simbolo (una freccia o un bersaglio, che chiameremo connettori) indica se il tratto è valutato (bersaglio) o non valutato (freccia). Una frase benformata è una combinazione in cui ogni tratto non valutato viene connesso ad un tratto valutato dello stesso tipo, della stessa qualità (ad es. un accusativo non valutato, freccia, viene connesso ad un accusativo valutato, bersaglio), ed in tal modo risulta valutato. Nel modello del Syntapuzzle, tale valutazione dei tratti non valutati si ottiene accostando le tessere (i simboli dei tratti sono posti sui margini) in modo che ogni freccia sia a contatto con un bersaglio recante la stessa sigla.

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2008 Per una storia delle teorie delle parti del discorso. A proposito dei modelli di Brondal (1928) e Schmid (1986) in «Le forme e la storia», n.s., nn. 1-2, pp. 695-712. ISSN 1121-2276

2006 Il paraverbo. L’interiezione come sottoclasse del verbo. Prefazione di Luigi Rizzi, Alessandria, Edizioni dell’Orso. ISBN 88-7694-887-2

2004 Le interiezioni sono verbi. Dalla parola-frase al paraverbo in «Siculorum Gymnasium», n.s., nn. 1-2, contributo presente nel CD-ROM allegato (PDF 16 pp.). ISSN 0037-458X

2004 Dalla ‘visiera’ alla ‘mascella del forno’, tra arbitrarietà e motivazione. L’itinerario geografico, fonologico e semantico del nicosiano savösgiera in «Bollettino del Centro Studi filologici e linguistici siciliani», 20, pp. 409-415. ISSN 0577-277X

2003 Ortografia dialettale di scriventi nativi come documento della competenza linguistica. A proposito del nicosiano , in Progetto galloitalici. Saggi e Materiali 3. Realtà linguistiche e culturali a Nicosia nel primo Novecento, a cura di S. C. Trovato, Enna, Il Lunario, pp. 135-206. ISBN 88-8181-058-1

2002 vi-vin in Vocabolario Siciliano, fondato da Giorgio Piccitto e diretto da Giovanni Tropea, Catania-Palermo, Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani – Opera del Vocabolario Siciliano, Volume V a cura di Salvatore C. Trovato, pp. 1067-1127.

1999 (con altri) A Ciascuno il suo proverbio. Sull’instabilità, specialmente metrica, delle paremie, in Proverbi locuzioni modi di dire nel dominio linguistico italiano. Atti del I Convegno di Studi dell’Atlante Paremiologico Italiano (API), Modica, 26-28 ottobre 1995, Roma, Il Calamo, pp. 107-156. ISBN 88-86148-64-X

Link:

Ortografia dialettale di scriventi nativi come documento della competenza linguistica. A proposito del nicosiano

Dalla ‘visiera’ alla ‘mascella del forno’, tra arbitrarietà e motivazione. L’itinerario geografico, fonologico e semantico del nicosiano savösgiera

Il paraverbo. L’interiezione come sottoclasse del verbo. Prefazione di Luigi Rizzi, Alessandria, Edizioni dell’Orso.

Le interiezioni sono verbi. Dalla parola-frase al paraverbo.

I paraverbi del siciliano

Per una storia delle teorie delle parti del discorso. A proposito dei modelli di Brøndal (1928) e Schmid (1986)

 

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