Archive for the ‘grammatica generativa’ Category

Correlazioni 2 (aggettivo, participio…)

10 febbraio 2014

Nel post precedente, abbiamo cercato possibili correlazioni tra alcuni dati linguistici.

La correlazione è presente tra l’accordo soggetto-participio/aggettivo e la presenza del verbo ‘essere’: ogni volta che il verbo è ‘essere’, il participio concorda col soggetto, comportandosi in modo simile ad un aggettivo. Si noti, a questo punto, che esibiscono lo stesso comportamento il participio passato del verbo transitivo al passivo (ammirata) e quello del verbo non transitivo (arrivata): ciò che conta è la sola presenza del verbo ‘essere’, come si diceva.

Una teoria, un modello che mira a riprodurre il funzionamento della lingua dovrebbe riprodurre tale correlazione. Ad es., si potrebbe ipotizzare che i tratti responsabili della combinazione di aggettivi, participi di verbi passivi e di verbi inaccusativi (sono quelli non transitivi che selezionano l’ausiliare ‘essere’), debbano avere qualcosa in comune. Inoltre, il verbo ‘essere’ dovrebbe possedere tratti che ne legittimo la connessione con strutture nome-aggettivo/nome-participio che concordano fra loro.

In grammatica generativa, una simile connessione tra nome e aggettivo è considerata una Frase Ridotta (FR): una predicazione nominale costituita da un soggetto e da un predicato non verbale giustapposti all’interno di un costituente. I verbi copulativi (‘essere’, ‘diventare’, ‘sembrare’) e altri come ‘considerare’, sono in grado di selezionare come proprio complemento, secondo questa teoria, una frase ridotta: il soggetto, per ragioni che non posso spiegare qui, deve spostarsi a sinistra del verbo perché si ottenga l’ordine definitivo: è Giovanni intelligente -> Giovanni è t intelligente (Giovanni intelligente è una FR, t indica la posizione originaria del soggetto). Con verbi come considerare, il movimento non è necessario né consentito: Maria considera Giovanni intelligente.

Cosa potrebbe essere correlato al movimento del soggetto nei due esempi (quello col verbo ‘essere’ e quello col verbo ‘considerare’). In altre parole, da cosa potrebbe dipendere il movimento del soggetto verso l’esterno della FR?

Lasciamo in sospeso questa nuova correlazione (su cui torneremo nel prossimo post) e torniamo alla prima questione.

I tratti che accomunano aggettivi e participi che concordano col soggetto sono, molto ragionevolmente, dei tratti di genere e numero. Il genere e il numero sono tratti inerenti dei nomi, ma tratti non valutati negli aggettivi/participi: questi ultimi assumono, nell’italiano moderno, il genere e il numero dei nomi cui si legano, segnalando, in questo modo, proprio tale legame (in altre parole: in italiano gli aggettivi e i participi hanno genere e numero perché in tal modo è possibile capire a quali nomi essi si riferiscano; in inglese l’accordo non c’è, ma la stessa informazione è ottenuta osservando la posizione dell’aggettivo).

Gianluca Tinnirello mi fa notare che, se gli unici tratti che descrivono gli aggettivi fossero davvero il genere e il numero, allora la combinazione nome-aggettivo dovrebbe costituire una frase benformata, il che non è vero: *ragazza amata. Perché la frase sia benformata, è necessaria la presenza di un aggettivo e di un verbo. La classe, allora, ricorda/propone che perché una frase sia benformata è necessario che sia presente un verbo. Federico Carpintieri trova subito un controesempio: le frasi nominali (notate da poco in Manzoni) e quelle con interiezione…

Analisi grammaticale con dimostrazione

10 maggio 2009

Il titolo dovrebbe essere, in realtà, più precisamente, Ipotesi di classificazione delle parole di un testo, con corroborazione. Spero di riuscire, prima o poi, a spiegare un po’ meglio di che cosa si tratti, al di là della denominazione che do di questa procedura.
Per ora pubblico qui, come ho promesso ai miei studenti, un esempio di analisi, che serva loro per prepararsi al compito di lunedì.
Per gli altri lettori devo precisare che l’analisi che segue fa riferimento ad alcune osservazioni e deduzioni di carattere generale contenuti in una dispensa che ho distribuito agli studenti, ma che non ho ancora pubblicato. In nuce, considero assiomatici i pronomi personali e i giudizi di grammaticalita o di agrammaticalità che i parlanti formulano sulle frasi, nonché la percezione di frase indipendente benformata.

Cominciamo

Ecco il testo (volutamente bizzarro) da analizzare:

(1) Le persone nelle quali confido maggiormente credono che i politici che dormono mangeranno polenta siciliana.

1. Cominciamo l’analisi identificando i verbi di modo finito, perché la loro identificazione sarà utile all’identificazione e alla classificazione di molti altri elementi della costruzione. Si tratta di confido, credono, dormono e mangeranno. Sono verbi perché è possibile modificarne il tempo senza che il testo perda la propria grammaticalita:

(2) Le persone nelle quali confiderò maggiormente…
(3) Le persone nelle quali confido maggiormente credevano che…
(4) … credono che i politici che dormirono mangeranno polenta siciliana.
(5) …  i politici che dormono hanno mangiato polenta siciliana.

2. Passiamo adesso alla identificazione e delimitazione dei sintagmi nominali (SN). Il primo sintagma nominale è Le persone nelle quali confido maggiormente. Tale ipotesi è corroborata dal fatto che questa sequenza di parole può essere sostituita, nel testo (1), da un pronome personale (loro):

(6) Loro credono che i politici che dormono mangeranno polenta siciliana.

Lo stesso sintagma nominale è soggetto del verbo credono, perché una sua variazione di numero implica un adeguamento di numero nel verbo:

(7) La persona nella quale confido maggiormente crede che…
(8) Lui crede che…
(9) *La persona nella quale confido maggiormente credono che…

3. Adesso, procediamo all’identificazione e alla classificazione delle singole parole contenute nel SN le persone nelle quali confido maggiormente, usando il metodo dell’eliminazione degli elementi non indispensabili (in tal modo resteranno gli elementi obbligatori, la testa nominale e i suoi eventuali argomenti obbligatori). Eliminando tutte le parole che è possibile eliminare senza che la frase perda la propria grammaticalità, otteniamo Le persone:

(10) Le persone credono che i politici che dormono mangeranno polenta siciliana.

Non è possibile, infatti, eliminare le:

(11) *Persone credono che…

E non è possibile eliminare nemmeno persone, lasciando il solo le:

(12) *le credono che i politici che dormono mangeranno polenta siciliana.

Ora, poiché un SN soggetto contenente solo due parole non può che essere costituito da un Determinante e da un Nome comune, in questo preciso ordine, ed essendo il sintagma in analisi un soggetto, come si è dimostrato, allora le è un determinante e persone è un nome comune. I due elementi concordano, come atteso.
Tale determinante non è né un aggettivo prenominale né un quantificatore perché non risponde né alla domanda com’è…? né alla domanda quante…? (*come/quante sono persone? **le).

Passiamo adesso agli elementi non obbligatori del sintagma. Il primo è nelle quali. Si tratta di un pronome relativo perché a) apre un sintagma (nelle quali confido maggiormente) sostituibile con un aggettivo che ha lo stesso genere e lo stesso numero del pronome relativo (ad es. oneste, femminile e plurale come nelle quali):

(13) Le persone nelle quali confido maggiormente credono che…
(14) Le persone oneste credono che…

b) nelle quali è seguito, nel proprio sintagma, da una frase incompleta che costituisce argomento obbligatorio. Tale frase incompleta è confido maggiormente (manca l’argomento che risponde alla domanda in che cosa?, cioè un SPin).
c) l’elemento mancante inizia con la preposizione in, come anche nelle quali, che di fatto sostituisce l’argomento mancante di confido;
d) nelle quali segue un sostantivo (l’antecedente) col quale concorda per genere e numero (persone).

4. Maggiormente è un avverbio perché è invariabile (*maggiormenti, *maggiormenta), perché può essere cancellato (le persone nelle quali confido __ credono che…), o spostato (le persone nelle quali maggiormente confido credono che…).

5. che è un complementatore perché è invariabile, non è cancellabile da solo (*credono i politici che dormono mangeranno polenta siciliana), è seguito da una frase completa (i politici che dormono mangeranno polenta siciliana), e tale frase è argomento, come è evidenziato dal fatto che non si può cancellare (*Le persone nelle quali confido maggiormente credono che). Inoltre, il che assieme al proprio argomento frasale costituisce un argomento di credono (*le persone nelle quali confido maggiormente credono).

6. i politici che dormono è un SN soggetto, perché si può sostituire con un pronome e determina il numero del verbo:
(15)  …credono che loro mangeranno polenta siciliana.
(16)  …credono che lui mangerà polenta siciliana.
La sua forma minima è i politici: i politici mangeranno polenta siciliana.
Dunque, i è un determinante e politici è un nome comune.
Il determinante non è né un aggettivo pren. né un quantif. perché non risponde alle domande come ? e quanto?.

7. il secondo che, invece, è un pronome relativo. Infatti, è seguito da una frase priva di soggetto (dormono), il che è proforma relativa di soggetto o complemento oggetto (cioè di SN, non preposizionale), che dormono è una subordinata relativa, sostituibile mediante aggettivo: (i politici che dormonoi politici bravi), e, infine, il che è preceduto dal suo antecedente, politici, un sostantivo m. pl., coindicizzato con il che: sono, di fatto, i politici a dormire).

8. Infine, polenta siciliana è un SN non soggetto:
(17) …mangeranno ciò. (sostituz. con pronome)
(18) … mangeranno polenta siciliana
(19) … mangeranno polente siciliane (il verbo rimane invariato anche se polenta cambia da s. a pl.)

La forma minima di polenta siciliana è polenta:

(20) …i politici che dormono mangeranno polenta

Dunque, polenta può essere un nome proprio, un pronome, un nome massa singolare o un nome comune plurale. Escludiamo il nome proprio perché polenta tollera il determinante, e i nomi propri non lo tollerano (mangeranno la polenta). Escludiamo anche che sia pronome perché i pronomi sono forme che consideriamo già note per le nostre analisi (egli, essi, ciò ecc.). Tra nome massa sing. e nome comune pl. scegliamo, infine, nome massa sing. perché polenta tollera l’articolo partitivo (mangeranno della polenta) e perché avevamo già accertato l’esistenza di due forme, polenta, polente, dalle quali si capisce chiaramente che polenta è singolare e non plurale (il plurale è polente). Polenta, in conclusione, è un nome massa singolare.
Siciliana, infine, è aggettivo postnominale
, perché segue un nome massa singolare in un SN e, come si è visto, concorda con tale nome, e perché risponde alla domanda com’è la polenta?.

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Frasi copulari 1. Giuseppe Addamo oggi aveva ragione

8 febbraio 2008

Oggi in seconda BT abbiamo provato ad analizzare la struttura delle frasi copulari.

Giuseppe Addamo, ad un certo punto, ha proposto una soluzione davvero interessante, ma io, in quel momento, non sono riuscito a rendermene conto e non ho dato alla sua osservazione il peso che in realtà meritava. Provo a rimediare adesso.

Tutto inizia da esempi di frasi copulari simili ai seguenti. Luigi ha ruoli tematici diversi a seconda dei diversi predicati nominali:

(1) Luigi è triste (Luigi è esperiente)

(2) Luigi è all’opera (= ‘si è messo all’opera’) (Luigi è agente)
(3) Luigi è alto (Luigi è tema)

(4) Luigi è privo di pudore (Luigi è tema)

(5) Luigi è adatto a questo lavoro

(6) io considero Luigi adatto a questo lavoro

Pare, dunque, che la copula non sia responsabile del ruolo tematico del soggetto, che dipende, invece, dall’aggettivo che segue la copula. Tale ruolo è assegnato anche in contesti senza copula:

(7) ho visto un ragazzo triste <exp>/ un ragazzo all’opera <ag>/ un ragazzo alto <th>/ un ragazzo privo di pudore / un ragazzo adatto a questo lavoro

Si nota, inoltre, che l’aggettivo richiede la presenza del SN di cui determina il ruolo:

(8) *ho visto un triste /*un all’opera / *un privo di pudore, ecc.

L’aggettivo si comporta, così, come un verbo, che richiede la presenza di un soggetto e gli assegna un ruolo tematico. A questo punto è conveniente ritenere Luigi argomento dell’aggettivo triste/all’opera/privo/adatto piuttosto che del verbo essere. Quindi, triste, all’opera e alto sono aggettivi monovalenti (hanno bisogno solo di un soggetto), mentre privo e adatto sono bivalenti (richiedono un complemento oltre al soggetto).

La copula serve a fornire una struttura che assegni il caso nominativo al soggetto, argomento dell’aggettivo.

Andiamo adesso alla proposta di Addamo per l’analisi della frase (6), che ripeto per comodità in (9):

(9) io considero Luigi adatto a questo lavoro

Qual è la struttura argomentale di considerare? I ragazzi propongono subito che si tratta di un verbo trivalente:

1° argomento: io

2° argomento: Luigi

3° argomento: adatto a questo lavoro

Questa analisi non è l’unica possibile e assai probabilmente è errata, nonostante le apparenze. Suggerisco ai ragazzi di verificare se Luigi adatto a questo lavoro non sia in realtà un unico costituente. In tal modo considerare risulterebbe bivalente:

1° argomento: io

2° argomento: Luigi adatto a questo lavoro.

Per procedere alla verifica, siccome ogni argomento è un sintagma i ragazzi applicano a Luigi adatto a questo lavoro i test per riconoscere i sintagmi: il test della sostituibilità mediante proforma adeguata e il test dell’enunciabilità in isolamento. Nessuno dei due test, tuttavia, dà risultati positivi. E se Luigi adatto a questo lavoro non è un sintagma, allora non è neanche un (unico) argomento di considerare. Tuttavia, il test della coordinabilità risulta positivo:

(10) io considero [Luigi adatto a questo lavoro] e [Maria molto intelligente]

(11) io considero [Luigi intelligente] e [Dario assai stupido]

Gli altri due test potrebbero essere risultati negativi perché necessitano entrambi di una proforma adeguata al costituente indagato (una proforma pronominale per il test di sostituibilità e una proforma interrogativa per il test dell’enunciabilità in isolamento). Ma in realtà questa non è una prova decisiva: la coordinazione potrebbe coinvolgere due costituenti più ampi (frasi di modo finito), con ellissi del verbo ripetito:

(12) [io considero Luigi intelligente] e [pro considero Dario assai stupido]

Cogente, invece, è la deduzione di Giuseppe Addamo: secondo il Criterio Tematico, uno stesso sintagma non può essere contemporaneamente argomento di due teste diverse. Ora, avevamo già assunto che Luigi è argomento dell’aggettivo bivalente adatto. Se ciò è vero, allora, per il Criterio Tematico, lo stesso Luigi non può essere anche argomento di considerare. Considerare, allora, seleziona il SN io e un intero costituente SX (sintagma per ora senza nome) Luigi adatto a questo lavoro. Tale SX non coincide con Luigi, ma lo contiene, e questo non viola il Criterio Tematico. All’interno di questo SX, Luigi e a questo lavoro sono argomenti dell’aggettivo adatto.

(13) (=9) io considero [Luigi adatto a questo lavoro].

Il prossimo compito è stabilire che tipo di sintagma sia SX.

Alberi sintattici che si possono toccare. Un primo tentativo e un video degli studenti

30 novembre 2007

Qualche secondo dal laboratorio (di ispirazione montessoriana) del 29 novembre 2007 in seconda BT. Acerbo e magnifico, come ogni primizia.

Un ringraziamento speciale a Luigi Mingrone (al suo cellulare, al suo PC, alle sue competenze e al suo prezioso tempo) per il video (ma anche agli altri componenti del gruppo: Rosanna Musso, Mbaye Gueye, Carmelo Balletti, Andrea Raudino)

Professore, ho un’ipotesi migliore della sua ^_^

27 ottobre 2007

Capita che Giovanni Di Gregorio (2a BT, 15 anni freschi freschi), quando si assenta, mi spedisca per e-mail una scansione degli esercizi che ha fatto a casa. E pare che queste pause di riflessione lo rendano particolarmente produttivo. Nel suo ultimo invio, che risale allo scorso mercoledì, ad esempio, mi fa sapere che ha elaborato una sua teoria per spiegare le frasi italiane con ausiliare e participio; una teoria, secondo lui, più semplice e generale (e dunque migliore) di quella che ho presentato io in classe. In allegato, poi, Giovanni mi propone (more…)

Pro piccolo e le intuizioni degli studenti

20 ottobre 2007

Nello stesso lavoro di gruppo (v. post precedente), uno dei gruppi è giunto alla conclusione che il soggetto di frase in italiano è, in realtà, un aggiunto e non un argomento, contrariamente alla teoria di Tesnière, secondo il quale i soggetti sono sempre argomenti del verbo. Il motivo è semplice: il soggetto sembra comportarsi come un aggiunto. Un aggiunto, infatti, se omesso, (more…)

Le strutture coordinate secondo Mark de Vries

5 ottobre 2007

Secondo Mark de Vries (Coordination and Syntactic Hierarchy.’ Studia
Linguistica
59, 2005, pp. 83-105):
1) il rapporto di coordinazione è un rapporto asimmetrico, come quello di subordinazione: la congiunzione è una testa bivalente che seleziona i due congiunti; il primo congiunto occupa la posizione di specificatore, mentre il secondo congiunto occupa la posizione di complemento della testa-congiunzione. (la distinzione coordinazione-subordinazione si basa su caratteristiche diverse dal contrasto simmetria-asimmetria, ma discuterò in un altro post quali siano tali caratteristiche).
2) ogni struttura coordinata possiede caratteristiche proprie, che dipendono dalle caratteristiche di entrambi i congiunti, ma che non coincidono con le caratteristiche di uno solo dei congiunti. Ad es. un cane e un gatto è un sintagma plurale, ma ciascuno dei congiunti è singolare. Questo giustifica, tra altre cose, l’idea che la struttura coordinativa abbia, nel complesso, un’etichetta di
(more…)

Problemi coi ruoli tematici

21 settembre 2007

Oggi ho ripreso la grammatica con i ragazzi della attuale 2A BT (la prima dell’anno scorso).

Sono riusciti a stupirmi ancora, piacevolmente, con la loro capacità di concentrazione e le loro osservazioni (obiezioni?).

La frase che abbiamo analizzato è:

(1) I bambini parlavano alla mamma.

L’esercizio che ho proposto loro è (per loro) di ripasso: individuare i sintagmi, distinguere argomenti e aggiunti e stabilire i ruoli tematici associati a ciascuno dei sintagmi e, infine, descrivere la derivazione sintattica con un diagramma ad albero.

Secondo i ragazzi, risulta problematico:

a) stabilire quale sia il ruolo tematico di (alla) mamma;

b) dimostrare che alla mamma è un argomento e non un aggiunto.

Sono d’accordo con loro. Non mi ero accorto che ci fossero questi problemi, ma si tratta di un ‘occasione importante per riflettere sulla teoria e sulla lingua.

Vediamo, prima, perché è problematico stabilire il ruolo di mamma in (1). I principali ruoli che io ho descritto ai ragazzi l’anno scorso sono questi:

agente: colui che compie (causa, dà inizio a) un’azione mediante un atto di volontà

esperiente: chi vive un’esperienza interiore (psichica) (more…)

Il contesto determina la valenza?

20 aprile 2007

Qualche giorno fa, i miei studenti di 1BT hanno avuto la fortuna di avere come supplente, per alcune ore, una collega di lettere, Maria Grazia, che io stimo molto e che da tempo volevo coinvolgere nel mio progetto di rinnovamento della didattica della grammatica e della scrittura. Non ho ancora parlato con lei, ma da quello che i ragazzi, oggi, durante la ricreazione, mi hanno raccontato, credo che, in un modo o nell’altro, finalmente, il coinvolgimento ci sia stato. Maria Grazia, infatti, ha stimolato la classe con domande e obiezioni importanti, che puntano al cuore della teoria e che possono aiutarci a perfezionare il metodo con cui i contenuti della teoria vengono proposti agli studenti La teoria a cui mi riferisco è il modello valenziale di Tesnière (per una introduzione di taglio scolastico si veda questo mio documento), così come è stato interpretato all’interno della grammatica generativa (struttura tematico-argomentale, riconoscimento della asimmetria soggetto-oggetto=argomento esterno vs. argomento/i interno/i; per una introduzione, si veda questo documento).

Ora, due affermazioni di Maria Grazia, in particolare, hanno messo in crisi i miei ragazzi, e vorrei commentarle:

(1) la valenza di un verbo dipende dal contesto (ovvero, la valenza cambia al cambiare del contesto)

(2) il verbo essere è monovalente (es. io penso, dunque sono (= ‘esisto’)).

L’affermazione (1) è falsa: è la VALENZA che determina (more…)

Ludus. C’è forse un modo migliore di imparare?

16 aprile 2007

Ho ricevuto da un mio alunno (I BT) una mail che mi ha dato più di una piccola soddisfazione. Col permesso dell’autore, la pubblico qui. In un altro post pubblicherò, commentandolo, l’esercizio allegato al messaggio.

 

Buona sera professore. Poiché sabato ho avuto il torcicollo e non sono potuto venire a scuola e poiché domani devo uscire alle
12:20 perché ho impegni, le volevo consegnare il mio lavoro sull’albero grammaticale.

Il lavoro l’ho fatto prima su paint, poi ho spostato tutto su word.

Mi sono divertito un mondo. Grazie. Alla prossima.

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Adjuncts, arguments and optional arguments (informal)

18 febbraio 2007

In VP, the interpretation of arguments depends on the verbal head. For this reason, is the verb changes, the interpretation of the argument (its theta role) also changes:

(1) I aim at George’s house (<goal>) vs. I stay at George’s house (<place>)

The interpretation of an adjunct, instead, remains the same even if the root verb is replaced:
(2) I aim at George’s house in the afternoon sv. I stay at George’s house in the afternoon

In (2), in fact, the adjunct in the afternoon refers to a moment in time in both sentences.

So, it seems that adjuncts are semantically independent, wheras arguments are not. Accordingly, adjuncts may be omitted from a sentence  and  be  added to  virtually any  well formed  sentence in which all the arguments of the verb are projected:

(3) I run in the afternoon, John puts his keys on the table in the afternoon, it rained in the afternoon…

Now, think of two-argument verbs such as eat, drink, think etc: they often occur with a single argument (the external one): I eat (an apple), I’m eating, I’m drinking/thinking. Note, however, that the omitted element is not a real adjunct. Let’s see why: a) it is not semantically independent from the verb; b) it can’t be freely added to any complete, well formed sentence:

(4) John eats an apple

(5) John eats
(6) *John puts his keys on the table an apple (vs. John puts his keys on the table in the afternoon).

In the afternoon is an adjunct, an apple (in (4)), instead, is an (optional) argument.
In conclusion, in order to decide whether an XP is an adjunct in a sentence S, optionality is not a sufficient requirement: it must also be possible to add this XP to a full sentence S’ in which all the main verb (H) ‘s arguments are projected. Obviously, XP’s internal and independent theta role should not be present in the theta grid of H, and tense specification should be compatible with XP (if XP is a time adverb, for instance).

Aggiunti, argomenti e argomenti opzionali: come distinguerli (informale, ver. 2)

14 febbraio 2007

L’interpretazione degli argomenti, nel sintagma verbale, dipende dal verbo reggente. Per questo motivo, se il verbo cambia, cambia anche l’interpretazione dell’argomento (ad es. il suo ruolo tematico):

io vado a casa (<meta>) vs. io resto a casa (<luogo>)

Un aggiunto, invece, mantiene la stessa interpretazione (“significa la stessa cosa”) quando il verbo principale cambia:

(2) io vado a casa alle sette e mezza vs. io sto a casa alle sette e mezza

in (2) l’aggiunto alle sette e mezza indica sempre la stessa cosa.

Ne consegue che gli aggiunti non solo possono essere liberamente omessi, ma anche che possono essere inclusi virtualmente in qualunque frase minima con verbo saturato:

io corro alle sette e mezza, Giovanni mette le chiavi sul tavolo alle sette e mezza, pioveva alle sette e mezza ecc.

Ora, con verbi transitivi come mangiare, bere, pensare e sim., se è vero che il complemento oggetto può essere cancellato, bisogna osservare, però, che il significato di tale elemento a) non è indipendente dal verbo e che b) non può essere liberamente aggiunto ad una frase minima con verbo già saturato. Si prenda una frase come Giovanni mangia la mela. Il sintagma mela può essere cancellato senza che la frase perda la sua grammaticalità: Giovanni mangia. Tuttavia, non è possibile aggiungere liberamente la mela ad una frase minima con verbo saturato:

*Giovanni mette le chiavi sul tavolo la mela vs. Giovanni mette le chiavi sul tavolo alle sette e mezza

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alcune precisazioni:

Dato un sintagma SX con ruolo tematico R appartenente ad una frase F, per verificare che SX sia un aggiunto in F è necessario che:

1. sia possibile cancellare SX senza che F perda la propria grammaticalità

2. sia possibile aggiungere SX, con lo stesso ruolo R, a una frase con verbo saturato F1 in cui nessun nessun elemento possegga già il ruolo R

Ringrazio i miei alunni Giovanni Di Gregorio e Luca Guarrera per le loro preziose osservazioni.

Un nuovo manuale di Grammatica Generativa

19 gennaio 2007

Una nuova introduzione alla grammatica generativa. Semplice, essenziale, efficace.

(Se il link non funziona, è possibile provare a scaricare il file copiando manualmente questo indirizzo: http://webcen.dsi.unimi.it/2002-03/comdig/lingua_italiana2/files/248327.Sintassi%20generativa.pdf)